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5 consigli per iniziare a star meglio 1

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Qualche tempo fa, ho intervistato una donna con cancro al seno (carcinoma duttale infiltrante di III grado), al quarto ciclo di chemioterapia cosiddetta “rossa”. L’obiettivo dell’intervista, così come di tutte le altre interviste condotte in quel periodo, era comprendere meglio cosa significhi vivere con un cancro al seno.

In particolare, si volevano approfondire le difficoltà riscontrate durante il periodo di terapia necessaria per combattere quel cancro dalla prospettiva della donna che, con la malattia, deve conviverci quotidianamente. In altre parole, sappiamo già quanto debilitante possa essere vivere con una malattia come il cancro al seno; sappiamo quanto duro sia quel momento in cui il medico ci informa della presenza, nell’organismo, di queste cellule “ribelli” che cercano di soppiantare quelle sane; quando iniziamo a pensare “perché proprio a me?”; e sappiamo anche il disagio che si prova nel perdere i capelli, oltre ad ogni altro pelo del proprio corpo, doversi guardare allo specchio e non riconoscersi; oppure notare la sofferenza nei visi del proprio partner, dei propri familiari e amici. Tutto ciò, lo sappiamo già. Ma ciò non significa che non merita il nostro interesse. Piuttosto, l’obiettivo delle interviste era andare a fondo e indagare ciò che accade nella vita di tutti i giorni di una donna che deve affrontare la malattia e le terapie anti-cancro, oltre a tutte le altre sfide che la vita pone dinanzi a sé.

La prima domanda di quell’intervista è stata:

“Sapere di avere un cancro al seno, ti ha cambiato la vita?”

In tutta onestà, vi rivelo che mi aspettavo di sentire una risposta del tipo “ma che domanda è?! Certo che te la cambia: è una vita di orribile”. Invece, la risposta mi sorprese e non poco. Infatti, a quella apparentemente ovvia domanda, la donna, che d’ora in poi chiameremo con il nome fittizio Rebecca, rispose:

“Sì, il cancro ti cambia profondamente la vita. Inizialmente pensi di essere la persona più sfortunata sul pianeta Terra. Poi, invece, capisci che in realtà sei fortunata, perché ti poteva andare molto peggio. Pian piano, inizi a fare di quella “sfortuna” una risorsa. Certo, sarebbe sempre meglio non averla. Ma, quando ti arriva, quando i giorni passano e tu sei lì a cercare di combattere la str***a, ti capita di soffermarti sui dettagli della vita che prima davi per scontato. Un gesto di affetto da tuo marito. Un bacio dai tuoi figli. Le coccole del tuo gatto. La coda del tuo cane che scodinzola quando ti vede. Vedi, per quanto sia negativo avere un cancro, da una certa prospettiva la tua vita migliora. Migliora perché ti aiuta a vedere il mondo che ti circonda sotto una luce più positiva; vivi le tue giornate più intensamente. E tutto questo ti aiuta a combattere. Ti aiuta a trovare quelle forze che non sapevi di avere. Ti aiuta ad alzarti dal letto per andare in ospedale per l’ennesimo ciclo di terapia perché l’unica cosa che vuoi è tornare a stare bene ed essere felice come prima, se non di più, vista la consapevolezza che nel frattempo hai sviluppato.

Avere il cancro è una brutta cosa. Ma la vita è troppo più preziosa!

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Ascoltare le parole di Rebecca è stata, per me, un’esperienza emozionante. Vedere come una persona reagisca in situazioni come queste è sorprendente. Indirettamente, ti trasmette tanta forza e coraggio. Con quella risposta, Rebecca, mi aveva, inconsapevolmente, insegnato qualcosa di prezioso che porto ancora dentro di me. Così, tra me e me pensai “Ora, devo ricambiare il dono con qualcosa in cambio che possa migliorare la sua vita”. Le altre domande previste da quell’intervista facevano riferimento al e al come la terapia avesse cambiato la sua vita. Dalle sue risposte emersero numerosi aspetti che le terapie hanno modificato come, per esempio, la libido e la funzione sessuale, l’umore, la memoria e la concentrazione e la condizione fisica e psico-emotiva. Conclusa l’intervista, le suggerii qualche strategia per contrastare tali effetti collaterali. Rebecca gradì questi suggerimenti e, dato il suo apprezzamento, ho deciso, oggi, di condividerne alcuni con voi tramite questo articolo.

In particolare, le ho parlato dei molteplici vantaggi dell’attività fisica e come approcciare ad essa. Soprattutto quando non si sa da dove partire, si è fuori forma e/o non abituati all’allenamento fisico. Infatti, si fa presto a dire “fai esercizio fisico” oppure “vai a correre” o, ancora, “iscriviti in palestra”. Quello che a volte non consideriamo, è che possiamo trovarci di fronte a donne che non hanno quasi mai fatto allenamento fisico strutturato e non saprebbero neppure da dove iniziare; a donne fuori forma che vedono l’allenamento come una cosa impossibile da introdurre nella propria vita; a donne che non hanno tempo in quanto mogli, mamme e lavoratrici, allo stesso tempo; a donne che, in palestra, proverebbero un certo imbarazzo, soprattutto negli spogliatoi. Per tutte queste ragioni, e molte altre, di seguito elenco dei suggerimenti e delle semplici strategie da mettere in atto per iniziare ad approcciarsi all’attività fisica e migliorare la qualità della propria vita.

  1. Salire le scale a piedi e non con le scale mobili: il primo, e forse principale, suggerimento è di preferire sempre le proprie gambe anziché farsi trasportare da qualcun altro o da qualche altro mezzo. Andare a lavoro a piedi o in bici piuttosto che in auto o in bus, salire le scale utilizzando i gradini al posto dell’ascensore, cercare di aumentare le attività domestiche come il giardinaggio o pulizie della casa, sono alcuni semplici comportamenti che permettono di bruciare calorie, aumentare il dispendio energetico e regolare il proprio metabolismo riducendo, così, la massa grassa e i rischi di obesità legati alla malattia stessa [1],[2],[3].  Inoltre, aumentare l’attività fisica spontanea – così viene chiamata dagli studiosi – riduce la sensazione di stanchezza cronica e di dolore, migliora la qualità del sonno e l’umore riducendo i disturbi d’ansia e il rischio di depressione, migliora la funzionalità fisica e cognitiva [4]. Come un effetto a cascata, ciò aiuta a sentirsi meglio, più combattive, motivate e pronte ad affrontare qualsiasi difficoltà.
  2. Adottare un cane e farsi lunghe passeggiate: come nel caso dell’attività fisica spontanea, il camminare il più possibile, partendo da brevi tratti, aiuta a contrastare tutti gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, migliorando la qualità della propria vita e riducendo il rischio di recidiva [4]. Adottare un cane aiuta sicuramente a raggiungere tale obiettivo, ossia ad aumentare il tempo speso in attività come camminare [5] (senza considerare i benefici sul lato emotivo).
  3. Passeggiare con i propri figli e inventare favole: un altro modo per cercare di aumentare il livello di attività fisica è passeggiare con i propri figli (ma non solo) e inventare favole sul momento, fiabe o storie di qualsiasi tipo. Se non si hanno figli, una soluzione divertente è cantare e giocare a “Sarabanda” e cercare di essere meglio dell’uomo gatto (ve lo ricordate, vero?). Infatti, camminare ed essere impegnati in compiti come quelli appena descritti rientra nella definizione di “dual task”, ossia compiti che richiedono l’intervento del corpo e della mente nello stesso momento. Nel caso di inventarsi storie, per esempio, si attivano numerosi aree cerebrali come la corteccia prefrontale, principalmente deputata alle funzioni cognitive più alte come la pianificazione o la concentrazione, e l’ippocampo, ossia l’area nota per il suo ruolo sulla  memoria. A tutto ciò va aggiunto il potere della condivisione di un momento con una persona cara, il divertirsi cantando e il godersi un momento di cui forse, prima della malattia, non si era del tutto consapevoli. Infine, ma non per ordine d’importanza, bisogna considerare che i compiti dual task si sono dimostrati uno degli strumenti più efficienti ed efficaci nel migliorare la memoria, l’attenzione, la concentrazione e tutta una serie di altre funzioni cognitive.
  4. Preferire gli spazi aperti ai luoghi chiusi: sia che si decida di camminare con il proprio cane, con il proprio figlio, amico o da soli, preferite sempre gli spazi aperti e verdi. Infatti, come già descritto in un altro nostro articolo [6], l’ambiente naturale ha un “effetto salutotropo” in termini di riduzione dello stress e incremento del sistema immunitario ed un crescente numero di studi scientifici sta  evidenziando come il contatto con la natura fornisca esperienze ristorative dallo stress,dalla fatica fisica e mentale, migliorando la salute e il benessere.
  5. Scaricarsi l’app conta-passi: giacché avete deciso di spendere più tempo nel camminare, il mio ultimo (ma solo per il momento) suggerimento è di scaricare un’app sul vostro cellulare che vi permetta di contare i passi fatti giornalmente. Questo vi permetterà di monitorare l’attività fisica svolta nel tempo e stimolarvi a fare sempre meglio. Perché, come vi accorgerete, la salute, il benessere e la felicità è a pochi passi più in là.

Iniziare ad allenarsi quando ci si sente sfiniti, stanchi e abbattuti a causa della malattia e delle terapie ad essa associate non è assolutamente facile. Nessuno vi dirà il contrario. Soprattutto quando, per una buona parte della vita, non si è mai fatta attività fisica. Ma questo non significa che sia impossibile. Anzi, assolutamente il contrario! Questo può essere un vantaggio perché si può essere soddisfatti di sé stessi con poco. Con pochi passi. E poi vedrete che, un passo oggi, un passo domani, vi sentirete così in forma che tutto verrà da sé.

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Bene, ora che hai speso tutto questo tempo nella lettura di questo articolo, alzati, esci di casa o prenditi una breve pausa a lavoro e cammina. Cammina. Cammina. Nel caso in cui ti servisse, ricordati che gli esperti di NEMO – Allenamento e Cancro sono sempre disponibili per una chiacchierata che ti aiuti a trovare la soluzione migliore per te per iniziare a fare attività fisica (ed è gratuita!).

Buon inizio!

Antonio De Fano ©

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