Attività fisica, elisir di lunga vita: mortalità e cancro al seno

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Ad oggi, il cancro al seno risulta essere la forma tumorale più frequentemente diagnosticata nell’intera popolazione italiana e la principale causa di decesso oncologico tra le donne. La buona notizia è che i livelli di mortalità sono in continuo calo, così come le possibilità di sopravvivenza sono in continuo aumento. Uno strumento in grado di ridurre ulteriormente il rischio di decesso è l’attività fisica svolta prima e/o dopo la diagnosi, risultata essere efficace indipendentemente da altri fattori come il peso corporeo, stato di menopausa, stadio della malattia, trattamento oncologico specifico e tabagismo.    

Il cancro al seno in Italia: tra mortalità e sopravvivenza 

Secondo l’ultima edizione del volume “I numeri del cancro in Italia”, pubblicato nel 2019 dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in collaborazione con l’Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM), il cancro al seno è [1]:

  • la forma tumorale più frequente nelle donne, in tutte le fasce d’età (più del 44% di tutte le donne con un tumore hanno un cancro al seno)
  • la neoplasia più frequentemente diagnosticata nell’intera popolazione italiana
  • la principale causa di decesso oncologico tra le donne 
  • al terzo posto tra le cause più frequenti di morte per neoplasia in Italia

A bilanciare questi dati relativamente negativi, ci sono due aspetti particolarmente positivi e incoraggianti: i livelli di mortalità tra le donne con cancro al seno risulta essere in continuo calo, soprattutto nelle donne con meno di 50 anni, così come la sopravvivenza a 5 e a 10 anni è in continuo aumento. In particolare, senza considerare l’età a cui viene diagnosticata la malattia, le donne con cancro al seno hanno l’87% di possibilità di vivere almeno 5 anni a seguito della diagnosi e l’80% di probabilità di vivere almeno 10 anni. Se, invece, prendessimo in considerazione l’età delle donne nel calcolo della sopravvivenza a 5 anni, vedremmo che la situazione migliora ulteriormente nelle donne con un’età compresa tra i 15 e 74 anni, raggiungendo il picco del 92% nelle donne in età 45-54 anni. Invece, nelle donne con più di 75 anni, la sopravvivenza a 5 anni si riduce fino al 79%, percentuale comunque molto alta se confrontata con altre malattie tumorali, e non solo. 

Indipendentemente dalla causa, una riduzione della mortalità e un aumento della sopravvivenza sono sempre fenomeni positivi in quanto riflettono, rispettivamente, una ridotta aggressività della malattia e la possibilità di vivere anche molto a lungo dopo una diagnosi di cancro al seno. Ciò può essere dovuto a diversi fattori, come, per esempio, alla diffusione e miglioramento delle diagnosi precoci messe in atto dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN), che permettono di individuare prima la malattia, con maggiori possibilità di successo delle terapie; all’avanzamento scientifico e tecnologico, che permettono di migliorare l’efficacia e l’efficienza dei trattamenti oncologici; ad una crescente acquisizione di consapevolezza circa l’importanza dell’adozione di stili di vita sani. A proposito di stili di vita sani, uno dei principali fattori risultato essere molto efficace nella riduzione della mortalità, ma quasi ignorati dal SSN italiano, è l’attività fisica.

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L’attività fisica, un fattore di protezione contro la mortalità

Quando si parla di relazione tra attività fisica e mortalità, sia fa riferimento a misure di associazione come il rischio relativo. Questi, in linee generali, forniscono informazioni circa la maggiore o minore probabilità di decesso a causa del cancro al seno nelle donne fisicamente attive rispetto alle donne fisicamente non attive. La maggior parte degli studi che hanno indagato tale relazione hanno riportato un’associazione inversa tra attività fisica e mortalità, ossia le donne che praticavano più attività fisica presentavano il minor rischio di decesso, e viceversa [2, 3]. Sulla base di tali risultati, la comunità scientifica internazionale considera, oggi, l’attività fisica come uno dei principali fattori di protezione dal decesso per cancro al seno. In particolare, è emerso che svolgere attività fisica ad un’intensità almeno moderata, prima e/o dopo la diagnosi di cancro al seno, riduce la mortalità indipendentemente da altri fattori come il peso corporeo, stato di menopausa, stadio della malattia, trattamento oncologico specifico e tabagismo [2, 3]. Tradotto, l’attività fisica sembra essere un fondamentale fattore di protezione usufruibile da tutte le donne con un cancro al seno. Nello specifico, dai risultati emersi da uno dei più recenti studi di revisione della letteratura, lo svolgimento di 150 minuti a settimana di attività fisica moderata dopo una diagnosi di cancro al seno è associato ad una riduzione di mortalità del 24%. Mentre, la stessa quantità di attività fisica svolta prima della diagnosi è risultata essere associata ad una riduzione della mortalità del 13%. Inoltre, tale effetto benefico risulta potenziato se la donna svolge attività fisica sia prima sia dopo la diagnosi di cancro e, all’aumentare della quantità di attività fisica svolta, aumenta l’effetto di protezione nei confronti della mortalità [2]. Questi risultati supportano, dunque, le attuali raccomandazioni internazionali in tema di salute, attività fisica e cancro. Infatti, organizzazioni internazionali come l’American College of Sports Medicine (ACSM) e l’American Cancer Society (ACS) raccomandano di raggiungere almeno 150 minuti di attività fisica moderata a settimana o, in alternativa, 75 minuti di attività fisica a settimana svolta ad alta intensità. Inoltre, dal momento in cui svolgere poca attività fisica è meglio di non svolgerla affatto, si suggerisce di evitare la completa inattività fisica [4].  

Come già affermato, i benefici dell’attività fisica in termini di riduzione della mortalità riguardano sia le donne normopeso sia le donne in condizioni di sovrappeso o obesità [2, 3]. Tuttavia, è importante considerare che il beneficio dell’attività fisica pre-diagnosi risulta essere maggiore per queste ultime [3], probabilmente a causa degli effetti positivi di natura metabolica dell’attività fisica che vanno a ridurre l’impatto deleterio dell’obesità sulla salute e benessere della donna [5]. Questo significa che, per una donna con il cancro al seno, svolgere attività fisica è sempre importante, ma lo è ancora di più per le donne in condizioni di sovrappeso o obesità. Similmente, svolgere attività fisica, prima o dopo la diagnosi, riduce il rischio di mortalità indipendentemente dallo stato di menopausa, anche se i risultati sembrano convergere verso una maggiore efficacia dell’attività fisica svolta nel periodo post-menopausa [2]. 

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Conclusioni 

Sulla base di quanto riportato fin ora, è possibile elencare tre obiettivi propedeutici a cui ogni donna con cancro al seno dovrebbe puntare: 

  1. evitare assolutamente l’inattività fisica
  2. svolgere quanta più attività fisica possibile
  3. raggiungere, e magari superare, le raccomandazioni delle organizzazioni internazionali in tema di attività fisica e salute. 

Inoltre, data la rilevante importanza dell’attività fisica nell’aumento delle possibilità di sopravvivenza e riduzione del rischio di mortalità, oltre che nella gestione dei sintomi della malattia e degli effetti collaterali delle terapie oncologiche e nel miglioramento della qualità della vita, si spera che, prima o poi, l’allenamento fisico venga preso in considerazione dal SSN, che ad oggi lo ignora quasi completamente, e inserito nel tradizionale trattamento oncologico in maniera tale da permettere a tutte le donne con cancro al seno di accedere a questo potente strumento di salute e benessere.   

Antonio De Fano © 

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