CANCRO AL SENO E RESILIENZA: LA DONNA NON È LA SUA MALATTIA!

Quando si parla di cancro al seno, ci si sofferma quasi sempre sugli aspetti negativi della malattia. Ma una donna con cancro al seno non è la sua malattia, ed è fondamentale parlare degli aspetti positivi della donna. In particolare, è importante parlare di ciò che permette, alla donna con cancro al seno, di affrontare la malattia senza compromettere il benessere individuale e la qualità della vita relativa alla salute: la resilienza. Il ruolo chiave della resilienza è stato messo in luce, non solo da numerosi studi scientifici, ma anche da innumerevoli testimonianze riportate direttamente da chi, il cancro al seno, l’ha vissuto e, a volte, superato. L’obiettivo del presente articolo è elogiare la resilienza delle donne con cancro al seno e sensibilizzare i lettori circa gli aspetti positivi dell’esistenza umana.

Introduzione

Quando si parla di cancro, e in questo particolare caso, di cancro al seno, ci si sofferma quasi sempre sugli aspetti negativi della malattia. Per esempio, si parla di come, il momento della diagnosi, possa rappresentare un trauma psicologico per la donna, fino a determinare lo sviluppo di quella condizione conosciuta come disturbo post-traumatico da stress. Molto più spesso, invece, si parla dei sintomi della malattia e degli effetti collaterali delle terapie oncologiche e di come questi impattino negativamente la quantità e la qualità della vita della donna. Tuttavia, il cancro al seno, così come tutte le altre malattie ed eventi avversi che accadono nella nostra vita, fa spesso emergere anche aspetti positivi delle persone. Se abbiamo incontrato almeno una donna con cancro al seno, ci torneranno molto familiari affermazioni come «grazie alla malattia, ho capito quanto sono forte» oppure «all’inizio è stato molto difficile, ma poi ho iniziato a guadare la vita con occhi diversi». Dunque, una donna con cancro al seno non è la sua malattia. Per questo, oltre agli aspetti negativi del cancro, è fondamentale parlare delle emozioni piacevoli della donna, delle sue potenzialità sviluppate, delle virtù, abilità e dei tratti positivi che la caratterizzano. Soprattutto dopo una malattia come il cancro. 

L’idea di dedicare attenzione agli aspetti positivi dell’esistenza umana, allo stesso modo di quanto se ne dedica a quelli patologici della persona, è al centro dell’approccio della psicologia positiva, ossia di quella branca della psicologia che, nello studio del benessere personale, pone l’accento sulla qualità della vita. In altre parole, anziché soffermarsi sulla malattia, si sofferma sulla positività della persona. Ed è ciò che tenteremo di fare in questo articolo parlando non tanto di cancro al seno, quanto della donna. In particolare, parleremo di resilienza.

Cos’è la resilienza?

Per comprendere il concetto di resilienza, pensate a tutte quelle sfide che affrontiamo nella nostra vita quotidiana: da una bocciatura scolastica o concorso non superato, a licenziamenti imprevisti, problemi finanziari, divorzio, mobbing e (cyber)bullismo, fino ad eventi come aborto, decesso di una persona a noi cara, guerra e catastrofi naturali. Questi sono solo alcuni dei più comuni eventi avversi che possono seriamente compromettere il nostro benessere e la nostra salute [1, 2, 3]. Ora, facciamo un piccolo sforzo e pensiamo ad almeno un paio di persone che, tra le nostre conoscenze, hanno affrontato almeno uno degli eventi avversi appena citati. Le avete pensate? Le avete in mente? Bene! Probabilmente, le persone a cui avete pensato non sono persone che hanno sviluppato psicopatologie a seguito di tale eventi. Anzi, in molti casi avrete pensato a persone che, almeno apparentemente, sono in salute. Tuttavia, non possiamo escludere che tra noi ci siano lettori che hanno pensato a persone che, a seguito dell’evento avverso, hanno sviluppato psicopatologie legate allo stress, come depressione e disturbi d’ansia [4]. Dunque, da questo è possibile intuire che uno stesso evento avverso può avere diversi effetti, compromettendo o meno la nostra salute e benessere. L’ago della bilancia in questa dimensione di equilibrio precario con risultato incerto è proprio la resilienza. Cioè, la resilienza è ciò che ci permette di resistere agli eventi avversi della nostra vita senza compromettere il benessere individuale. Le donne con cancro al seno a cui abbiamo sentito dire «grazie alla malattia, ho capito quanto sono forte» sono, molto probabilmente, tra le donne più resilienti che potremmo mai aver incontrato nella nostra vita. 

La resilienza, a seconda dell’approccio teorico a cui si fa riferimento, può essere definita in tre modi [2, 5]. Secondo l’approccio orientato al tratto (cioè, trait-oriented approach), la resilienza è una sorta di predisposizione individuale che non dipende dalla natura dell’evento avverso [6]. Di una donna con cancro al seno che continua ad essere felice anche dopo la malattia, diremmo che “è una donna forte”. Cioè, una donna con uno stabile e quasi innato attributo di personalità che le consente di superare difficili sfide di vita come il cancro al seno, mantenendo un certo livello di benessere personale.  

Può anche accadere che una donna scopra le proprie potenzialità per mezzo della malattia. In questo caso si parla di approccio orientato al risultato (outcome-oriented approach), dove la resilienza viene vista, appunto, come il risultato dell’interazione tra la natura dell’evento avverso e le risorse interne ed esterne che la persona ha per affrontare tale avversità [7, 8, 9, 10]. Per comprendere meglio questo concetto, immaginate una donna (senza diagnosi) da un lato e la malattia dall’altro. Quando questi si scontrano, generano un’esplosione. Lo scontro è il momento della diagnosi, mentre l’esplosione è la resilienza sviluppata dalla donna. Dunque, una resilienza che, probabilmente, non si sarebbe mai sviluppata senza la diagnosi di cancro. 

Infine, la resilienza può anche essere vista come un’abilità individuale di adattamento positivo al contesto percepito soggettivamente come avverso. In questo caso, parliamo dell’approccio orientato al processo, che definisce la resilienza come un processo dinamico che si estende per la tutta la vita [11]. Nello scontro tra la donna e il cancro al seno di cui si è fatto cenno nel passaggio precedente, la resilienza non è più l’esplosione, ma diventa tutto ciò che conduce a quell’esplosione. In altre parole, potremmo dire che una donna resiliente al cancro è una donna che, prima della diagnosi, aveva già superato altre difficoltà che l’avevano resa così forte da resistere all’impatto della malattia.     

Nonostante l’incessante attività di ricerca scientifica sul tema, ad oggi non esiste ancora una definizione univoca di resilienza: potrebbe essere un tratto, così come un risultato o un processo. Ovvero, potrebbe essere tutte queste cose, contemporaneamente. Ad ogni modo, ciò su cui concordano gli studiosi è sulla sua capacità di farci resistere agli eventi avversi senza incorrere in una seria compromissione della nostra salute e qualità della vita.  

Il Cancro, la Donna e la Resilienza

Nei paragrafi precedenti, abbiamo etichettato il cancro al seno come un evento avverso. In realtà, il cancro al seno è un insieme di eventi avversi che la donna affronta nel corso di molti anni dopo la diagnosi della malattia. Il primo di questi eventi avversi è proprio il momento della diagnosi, a cui fanno seguito una serie di difficoltà legate ai sintomi ed effetti collaterali delle terapie oncologiche. Pensiamo, non solo alla caduta di capelli, al desiderio irrazionale di interrompere le terapie o alla trasformazione dell’immagine corporea a seguito della mastectomia, ma anche ai problemi relazionali di coppia dovuti alla riduzione della libido o alla perdita del lavoro. 

Gli studi scientifici mirati ad indagare gli effetti di tali eventi sulla salute e benessere delle donne hanno riportato gravi conseguenza a carico della sfera psicologica (es, disturbi dell’umore), socio-relazionale (es, isolamento) e/o fisica (es, eccessivo dimagrimento) della persona, ma solo in alcuni casi. Come abbiamo affermato all’inizio di questo articolo, una delle principali variabili da cui dipende il manifestarsi o meno di tali conseguenze è la resilienza. Infatti, numerose ricerche hanno riportato un’associazione, in termini di correlazione, tra i livelli di resilienza della donna, da un lato, e la gravità dei sintomi riportati e la qualità della vita relativa alla salute, dall’altro. Nel primo caso, tale associazione è risultata negativa, ossia le donne con maggiore resilienza presentavano sintomi meno severi della malattia. Mentre, nel secondo caso, l’associazione è risultata positiva, cioè le donne più resilienti erano anche le donne con una qualità della vita relativa alla salute più alta [5]. Altri studi, invece, hanno evidenziato come alti livelli di resilienza sono associati a bassi livelli di ansia, depressione e disturbi del sonno, e viceversa [12, 13,14]. Inoltre, la resilienza è risultata anche essere un fattore di protezione dell’immagine corporea, prevenendo lo sviluppo di un’autostima negativa dovuta a distorsioni emotive e cognitive a seguito della mastectomia [15]. 

Il ruolo chiave della resilienza nel determinare il benessere individuale e la qualità della vita relativa alla salute si riflette, non solo nei risultati della ricerca scientifica, ma anche nelle esperienze riportate dalle donne con cancro al seno. Per esempio, di recente abbiamo sentito parlare di Sarah Thomas, la donna 37enne americana che ha deciso di celebrare la vittoria contro il cancro al seno attraversando, quattro volte di seguito, il Canale della Manica. Cinquantaquattro ore di nuoto ininterrotto dalla Francia all’Inghilterra, e viceversa, che hanno ispirato milioni di donne e uomini e che sono valse un record mondiale. Passando dal mondo dello sport a quello dello spettacolo, sono tanti gli esempi di donne risultate resilienti. Per citarne alcune delle più famose a livello mondiale, ricordiamo Olivia Newton-John, la cantante e attrice australiana principalmente conosciuta al pubblico italiano per aver interpretato il ruolo di Sandy in Grease. Olivia, dopo aver ricevuto tre diagnosi dal 1992 e al 2019, ha affermato di essere una donna felice e fortunata, e ha addirittura fondato il centro di salute e ricerca sul cancro al seno Olivia Newton-John Cancer Wellness & Research Centre. Un altro esempio molto noto al pubblico italiano è il caso della cantante Anastacia che, dopo essere stata colpita ben due volte dal cancro dal seno, ha deciso di posare senza veli sulla copertina di Fault Magazine, mostrando le proprie cicatrici come segni della propria battaglia con orgoglio e fierezza.

NEMO – Allenamento e cancro, la prima associazione di promozione sociale in Italia dedicata all’allenamento fisico in campo oncologico, cerca, già da tempo, di elogiare la forza, il coraggio e la positività delle donne con cancro al seno, chiedendo loro di condividere le proprie storie ed esperienze plasmate dalla resilienza. Per esempio, l’ultima esperienza condivisa con NEMO, e inclusa nella rubrica “Racconta la tua storia”, riguarda Mariana, una donna con cancro al seno grintosa e determinata a rimanere la donna che è sempre stata. Infatti, Mariana, raccontandosi, afferma: 

“Ho trascorso gran parte della mia vita combattendo per la persona che sono e non mi perderò di certo adesso. Perché il cancro vince non se mi uccide, ma se riesce a cambiarmi. Ad oggi faccio quello che ho sempre fatto: esco con le amiche, vado al lavoro, faccio compere, cammino sul lungomare con il mio cagnolino Tommy, mi faccio bella per fare qualche uscita romantica con mio marito e faccio tutto il resto che ho sempre fatto e che definisce chi sono. Ad essere onesta però, il cancro mi ha un po’ stupita insegnandomi una cosa nuova: non sapevo di essere così forte, non sapevo di poter sopportare così tanto dolore senza piangere o lamentarmi e non sapevo di avere questo tipo di compostezza.” 

Dunque, la donna con cancro al seno non è la sua malattia. La donna con cancro al seno è una guerriera che non smette mai di sorprenderci positivamente. La donna con cancro al seno è, probabilmente, tra le persone più resilienti che noi potremmo mai incontrare sul nostro cammino. E tutto ciò merita una considerazione particolare. Merita un elogio. A tal fine, il primo ottobre 2019, in concomitanza con il Mese della Prevenzione Rosa, l’associazione NEMO lancia il primo contest fotografico “I Colori della Resilienza”. Un progetto mediante cui si intende elogiare la resilienza delle donne con cancro al seno, omaggiare l’energia dirompente con cui riprendono in mano la propria vita e sensibilizzare la società circa gli aspetti positivi dell’esistenza umana, per mezzo dell’arte visiva. È ora di soffermarci sulle cose belle della vita. Anche perché, gli eventi negativi non cesseranno comunque di esistere.   

Antonio De Fano © 

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