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Cancro al seno esercizio fisico a supporto del sistema immunitario 1

Cancro al seno esercizio fisico a supporto del sistema immunitario 1

I trattamenti per il cancro al seno possono influire sulla vita di tutti i giorni, indebolendo anche il sistema immunitario. L’esercizio fisico, adattato alla persona ed eseguito con costanza, migliora la risposta immunitaria ed aiuta nel controllo di fattori correlati al progresso tumorale.

Introduzione

Fortunatamente, sempre più spesso si sente parlare dei numerosi benefici che l’esercizio fisico induce nelle persone affette da tumore. Non vi è ombra di dubbio che l’attività fisica, nella sua accezione più generale, migliori la qualità di vita, allevi gli effetti collaterali delle terapie oncologiche e doni nuove forze per ricominciare a vivere.

Tutti noi abbiamo un innato meccanismo che contrasta naturalmente il tumore, ma di cui non si parla molto spesso: il sistema immunitario. Cerchiamo dunque di capire quali siano le correlazioni tra esercizio fisico e sistema immunitario, nella lotta al cancro al seno.

Il Quadro Generale

A partire dagli anni Novanta, sempre più ricercatori si sono interessati allo studio degli effetti indotti dall’esercizio fisico sul sistema immunitario. Inizialmente, l’attenzione era principalmente focalizzata sulla performance sportiva di alto livello. [1]  Negli ultimi 15 anni, invece, l’interesse si è gradualmente spostato verso l’importanza di tali effetti sulla salute e il benessere di persone con e senza particolari condizioni mediche. Tra queste, troviamo anche le donne con il cancro al seno. Studiando gli effetti dell’esercizio fisico in relazione al tumore, si sono scoperti sempre più benefici. Qualità della vita, perdita della memoria, perdita di massa muscolare, indebolimento osseo, infezioni e affaticamento: questi i principali fattori che possono migliorare significativamente con l’implementazione dell’esercizio nella vita di tutti i giorni. [2] Meno conosciuto è l’effetto benefico che l’attività fisica ha sul sistema immunitario e sulla capacità di contrastare la progressione del cancro.

Cancro al seno esercizio fisico a supporto del sistema immunitario 2

Con le terapie oncologiche, il numero dei vari elementi immunitari viene solitamente stravolto, mettendo a dura prova l’efficienza difensiva. Infatti, successivamente alla somministrazione di terapie oncologiche tradizionali come la chemioterapia o la radioterapia, per citarne alcune, si è molto più soggetti a raffreddori e/o infezioni. Fortunatamente però, l’attività fisica viene in nostro aiuto.

In passato, si credeva erroneamente che l’esercizio fisico potesse ridurre l’efficienza del sistema immunitario. Tuttavia, le più recenti ricerche scientifiche dimostrano l’esatto opposto. Sebbene i meccanismi mediante cui l’esercizio fisico interagisca con il sistema immunitario non siano ancora del tutto chiari, rimane evidente la sua importanza: l’attività fisica migliora le funzionalità del sistema immunitario. Procediamo però con ordine e cerchiamo di comprendere brevemente cos’è e come funziona.

L’alleato più importante: il sistema immunitario

Il sistema immunitario è uno dei più complessi del nostro organismo e la sua descrizione dettagliata esula dallo scopo di questo articolo. Per ora, è sufficiente comprendere che esso rappresenta il nostro principale meccanismo di difesa e controllo sia da elementi esterni (per esempio, i virus) sia interni (per esempio, nel controllo delle cellule autoctone, dette ‘Self’). Grazie a questa importante funzione, il sistema immunitario controlla e assicura la corretta funzionalità dell’intero organismo.

Come già citato precedentemente però, nel contesto tumorale, l’efficienza immunitaria è ridotta. Diversi studi scientifici ritengono che l’esercizio fisico possa diventare un alleato perfetto, proprio grazie alla sua capacità di ottimizzare le difese immunitarie e all’abilità di modificare il micro habitat del tumore. Per esempio, alcuni fattori immunitari possono alterare la facilità con la quale le cellule tumorali comunicano con l’ambiente esterno (detta ‘permeabilità di membrana’). Cambiando l’ecosistema, si permette una miglior consegna dei principi attivi e della chemioterapia ai distretti interessati, riducendo l’aggressività tumorale. [2]

Numerose ricerche attribuiscono a cellule quali le Natural Killer (NK – dall’inglese ‘Killer Naturali’), le citochine e i macrofagi un ruolo chiave in questo meccanismo. Tali cellule sono presenti nel nostro corpo sin dalla nascita e si adattano a riconoscere diversi tipi di attacchi. Le cellule NK sono cellule molto speciali, in quanto riescono a riconoscere anche gli intrusi più elusivi. Riconoscono e attaccano velocemente gli elementi potenzialmente dannosi, anche quelli che non mostrano il ‘passaporto biologico’ corretto – conosciuto scientificamente come Complesso Maggiore di Istocompatibilità. Altrettanto importanti sono i macrofagi, i quali inglobano e distruggono le particelle estranee. Infine, le citochine rappresentano l’elemento di collegamento tra le cellule legate all’infiammazione e quelle legate alla risposta immunitaria.

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Per comprendere meglio questo concetto, facciamo un esempio: avete installato in casa un sensore di movimento molto sensibile, collegato alla polizia locale tramite un centralino. Questo sensore non da l’allarme quando il vostro cane o gatto vanno a spasso per la casa. Quando invece un ladro cerca di irrompere furtivamente, ecco che partono subito l’allarme della casa e la chiamata al centralino. Nella nostra analogia, il sensore specializzato e molto sensibile sono le cellule NK, mentre le citochine sono rappresentate dalla chiamata al centralino e i macrofagi dalla polizia.

Indebolimento delle difese: fattori contribuenti

È stato dimostrato da diverse ricerche come altri fattori quali lipidemia e glicemia – relativamente, la concentrazione di grassi e di zuccheri nel sangue – possano turbare il corretto funzionamento immunitario. Nel lungo periodo, questi elementi possono sovraccaricare il sistema, contribuendo alla sua inefficienza. Studi come quelli di ‘Schmidt et al.’ [1] o di ‘Buss & Dachs’ [2] hanno infatti dimostrato che essere in sovrappeso e avere alti livelli di “colesterolo cattivo” (LDL-C maggiore di 130 punti) [3], siano fattori contribuenti ad uno stato infiammatorio cronico e al possibile sviluppo di tumori. Analogamente, livelli elevati di glicemia contribuiscono ad aumentare lo sviluppo di processi infiammatori e le relative patologie associate (per esempio, il diabete). Una rapida ricerca su qualunque sito autorevole d’investigazione scientifica può, però, dimostrare l’influenza positiva dell’esercizio fisico. Infatti, quando svolto con regolarità e in modalità appropriata, aiuta a contrastare questi processi, normalizzando sul lungo periodo sia i valori ormonali che i processi infiammatori. [2][4]

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L’esercizio fisico: quanto e quale conta?

Ad oggi, non si sa ancora se gli effetti modulatori dell’immunità siano una conseguenza diretta dell’esercizio fisico piuttosto che una correlazione indiretta o un mix delle due cose. La varietà di metodologia degli studi e le molteplici combinazioni di esercizio terapeutico hanno reso difficile la creazione e generalizzazione di linee guida. Ciononostante, come già sottolineato più volte in questo articolo, è molto chiara la sua utilità terapeutica.

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Studi quali quelli di Schmidt et al., hanno evidenziato come la semplice attività di camminata, svolta con una frequenza di 6 volte/settimana e con durata di 30 minuti/sessione, possa diminuire dal 10% fino al 50% la probabilità di recidive tumorali [1]. Tutto ciò, specialmente quando affiancata da sani stili di vita (per esempio, 5+ porzioni di frutta e verdura) [1]. Ulteriori studi dei gruppi quali ‘Collaborative Women’s Longevity Study’ e ‘Life After Cancer Epidemiology Study’ hanno anche supportato come almeno 1 ora/settimana di attività fisica moderata possa aiutare le donne che già hanno sconfitto una volta il cancro al seno [5][6]. In queste ultime ricerche citate, la riduzione delle recidive si attestava addirittura tra il 30% e 40%, diminuendo quindi di una buona percentuale la possibilità di ricaduta.

Una domanda sorge, dunque, spontanea: “Secondo quali parametri bisogna allenarsi?”. Purtroppo non esiste una risposta uniforme e univoca della comunità scientifica. La risposta che si potrebbe dare al lettore, alla luce delle argomentazioni qui esplorate, sarebbe “allenamento di intensità da moderata a intensa, frequente e costante ”. La verità è che ogni donna è diversa e che ciascuna merita un’attenta valutazione e un supporto personalizzato. Un attento occhio clinico può fare la differenza nei tempi di guarigione. Pertanto, è importante che tutti i professionisti del settore sanitario si attivino per una graduale implementazione dell’esercizio fisico nei piani riabilitativi, valutando le modalità di applicazione caso per caso.

Take-Home Message

Un tumore mette a dura prova la mente e il corpo della persona, spesso intaccando lo spirito combattivo. Tuttavia, è di fondamentale importanza creare routine sia mentali sia fisiche, che permettano di contrastare i momenti più difficili. Abbiamo visto, in questi paragrafi, seppur in modo semplice, come l’esercizio fisico apporti molteplici benefici. Il sistema immunitario viene fortificato, attaccando il tumore su nuovi fronti, rallentando e/o arrestando la sua crescita. In aggiunta, si possono controllare e normalizzare fattori quali il peso corporeo, la colesterolemia e la glicemia, che sappiamo favoriscono lo sviluppo e progressione dei tumori.

Diventa, quindi, necessario integrare l’esercizio fisico nella terapia oncologica di tutti i giorni, affidandosi a professionisti dell’attività fisica, che personalizzano l’allenamento in base alle specifiche esigenze e al quadro clinico.

“Per noi guarire non è solo prescrivere medicine e terapie, ma lavorare insieme condividendo tutto in uno spirito di gioia e cooperazione”

[Patch Adams, inventore della clown-terapia]

Stefano Zampese ©

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Una risposta.

  1. Laura ha detto:

    Bravo Stefano Zampese, complimenti

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