Dieta e microbiota: quanto è importante l’alimentazione per contrastare i fattori di rischio e lo sviluppo del cancro al seno?

Pubblicato da Autori Interni il

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L’alimentazione è una componente variabile dello stile di vita in grado di modificare la composizione del microbiota intestinale e, di conseguenza, di influenzare il rischio di insorgenza del cancro al seno. Infatti, è stata evidenziata un’associazione tra microbiota intestinale e microbiota della mammella. Anche sotto questo aspetto, la dieta mediterranea è considerata uno dei modelli dietetici più sani, associata a un minor rischio per le donne di sviluppare un tumore del seno. Al contrario, la dieta occidentale è associata a un rischio maggiore.

Tra i numerosi fattori relativi allo stile di vita che possiamo modificare al fine di influenzare positivamente la salute e prevenire malattie croniche, tra cui il cancro al seno, troviamo sicuramente la dieta. Negli anni, molti scienziati si sono interrogati su quali potessero essere gli alimenti in grado di garantire maggiori benefici. A seguito di numerose ricerche, è stato osservato che uno dei meccanismi per cui il cibo può essere considerato un nostro alleato è la sua capacità di interagire con il cosiddetto microbiota.

Cos’è il microbiota?

Il microbiota può essere definito come l’insieme dei microrganismi (prevalentemente batteri) che vivono nel nostro corpo senza danneggiarlo. Anzi, ci aiutano addirittura a migliorare la funzionalità del nostro organismo. In particolare, quando parliamo di microbiota intestinale, ci riferiamo a tutti quei microrganismi che abitano il nostro intestino e che ci aiutano  a digerire quelle sostanze che il nostro corpo, da solo, non sarebbe in grado di smantellare. Tra queste troviamo le molecole di cellulosa, la fibra delle verdure e dei legumi e le cartilagini. Inoltre, questi batteri riescono a produrre sostanze indispensabili per il nostro organismo, come la vitamina K, che svolge un ruolo essenziale nella coagulazione del sangue, e ci aiutano a combattere attacchi di batteri patogeni, stimolando l’azione del sistema immunitario. Infine, si ritiene che il microbiota sia un prezioso alleato nella lotta contro i tumori. Infatti, il microbiota può essere composto da diverse famiglie di batteri e, a seconda della presenza di alcune o di altre famiglie, può essere vantaggioso o meno per il nostro organismo. In accordo con ciò, è stata osservata un’associazione tra la composizione del microbiota e la risposta alle cure farmacologiche, come i chemioterapici [1]. Per questi e altri motivi, nella cura e trattamento del cancro al seno è opportuno porre particolare attenzione alla dieta e al microbiota.

Alcuni ricercatori affermano che un’alterazione della composizione del microbiota può essere implicata in alcune patologie, come diversi tipi di carcinoma tra cui quello mammario. Infatti, è noto come lo squilibrio tra le popolazioni microbiche intestinali possa portare a infiammazione [2], una condizione alla base del 25% di tutte le forme di cancro [3]. Nel caso del cancro al seno, il collegamento tra microbiota intestinale e rischio di malattia è più stretto di quanto possa sembrare. Esso, infatti, interagisce direttamente con il microbiota della mammella, ossia la popolazione batterica che abita nei tessuti della ghiandola mammaria, influenzandone la composizione. In soggetti sani, il microbiota intestinale è caratterizzato da un’elevata ricchezza e diversità di specie [4]. Quando questa condizione viene a mancare, e quindi una determinata famiglia di microrganismi prevale su di un’altra, si crea uno squilibrio che può predisporre a malattia. Un modo per preservare la diversità del microbiota è seguire una dieta sana. Scopriamo insieme perché. 

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La dieta corre con le donne in rosa 

Sebbene, il microbiota intestinale sia influenzato da molti fattori, tra cui la genetica dell’individuo che lo ospita, l’alimentazione è il modulatore principale della sua composizione e diversità. Le scelte alimentari possono riflettersi sulla composizione del microbiota e, di conseguenza, anche sullo stato di salute del nostro organismo [5]. I cambiamenti in positivo della sua composizione sono correlati all’assunzione di alimenti di origine animale e vegetale, all’assunzione di grassi, proteine, fibre e carboidrati, nonché all’assunzione di molecole benefiche contenute nei vegetali [6].

Per capire maggiormente cosa sarebbe meglio mangiare per rinforzare il nostro organismo e per non andare incontro a spiacevoli nemici da combattere, proviamo a confrontare gli effetti  dei due tipi di alimentazione più diffusi: la dieta occidentale e la dieta mediterranea.

Il modello dietetico occidentale (WeD) (chiamato anche dieta americana standard, SAD), che viene seguito da molti negli Stati Uniti, è noto per contenere elevate quantità di amidi raffinati, zucchero, carni rosse processate, grassi saturi e basse quantità di frutta, verdura e cereali integrali. Oltre la metà delle calorie nel WeD proviene da alimenti altamente trasformati. Il WeD è stato associato ad un elevato rischio di cancro al seno perché il modello WeD promuove l’infiammazione. Infatti, le variazioni estreme dei livelli di zuccheri nel sangue (glicemia), causate dal consumo di alimenti trasformati ad alto contenuto calorico (cibi pronti, di lavorazione industriale),  stimolano l’infiammazione e aumentano lo stress ossidativo [7].

Al contrario, il modello dietetico mediterraneo (MeD) è stato considerato uno dei modelli dietetici più sani [8]. Infatti, l’adesione alla dieta mediterranea protegge da diabete, malattie cardiovascolari e cancro.  È stato riportato che il MeD riduce il rischio di carcinoma mammario negativo per il recettore degli estrogeni (ER–) [910]. Ciò non sorprende, poiché i componenti chiave della MeD sono alimenti ricchi di antiossidanti, il cui consumo è associato alla riduzione di stress ossidativo e infiammazione. Infatti, verdure, frutta, cereali integrali, proteine ​​magre (pesce e pollame), uova e acidi grassi monoinsaturi, contenuti nell’olio di oliva, riducono le normali variazioni della glicemia, che si verificano dopo aver mangiato, e la produzione di molecole infiammatorie [11]. Gli acidi grassi omega 3, contenuti in pesce, olio di pesce e noci hanno effetti anti-infiammatori [12]. 

Quindi in sintesi per ridurre il rischio di cancro, le raccomandazioni includono il consumo di un modello dietetico mediterraneo (MeD) che consiste in gran parte di verdure (compresi legumi), frutta e cereali e la riduzione del consumo di carni rosse trasformate, zuccheri raffinati, carboidrati, grassi e alcol [12].

Qual è l’associazione tra microbiota mammario e cancro?

Come abbiamo detto prima, il microbiota intestinale e quello mammario si parlano e l’insorgenza del carcinoma mammario è stata associata a importanti alterazioni microbiche dell’intestino. Ad esempio, le pazienti con tumore al seno presentano un arricchimento in alcune famiglie batteriche tra cui Clostridiaceae, Faecalibacterium e Ruminococcaceae, mentre manifestano una riduzione di Dorea e Lachnospiraceae rispetto ai controlli [13]. 

La differenza tra microbiota della donna sana e di quella con tumore non si limita solo a quello intestinale, ma interessa chiaramente anche quello mammario. Infatti, la letteratura dimostra che le  donne con carcinoma mammario presentano un contenuto elevato di Staphylococcus nel tessuto mammario adiacente al tumore rispetto alle donne senza cancro [14]. In un altro studio, che metteva a confronto il microbiota mammario di pazienti con tumore benigno e pazienti con tumore maligno del seno, è stato osservato che il tessuto mammario di donne con carcinoma presentava una riduzione di Lactobacillus [15].
È chiaro, quindi, che la disbiosi (ovvero una composizione alterata del microbiota) del tessuto mammario è un possibile fattore di rischio del cancro al seno. Va da sé che si tratta di una condizione da prevenire sulla quale, tuttavia, possiamo intervenire attivamente attraverso un miglioramento dello stile di vita, compresa l’alimentazione. 

Abbiamo visto, infatti, che diversi tipi di dieta possono modificare la composizione della “flora intestinale”, ma è stato dimostrato anche come il consumo di una dieta mediterranea possa influire sulla composizione del microbiota mammario. Ciò suggerisce che una dieta corretta possa avere un effetto protettivo contro il tumore al seno attraverso una modificazione del microbiota specifico della mammella. Inoltre, l’esistenza di diverse composizioni batteriche intestinali e mammarie associate a determinati tumori suggerisce il ruolo di questi microrganismi nella formazione tumorale e di quanto siano importanti per l’esito della malattia e per la sua prevenzione, indicando così un potenziale meccanismo attraverso il quale la dieta può mediare il rischio di cancro e la relativa prognosi.

Come possiamo intervenire?

Dal momento che il tessuto mammario delle donne con carcinoma presenta una riduzione di Lactobacillus, come possiamo contrastare questa condizione? Una possibilità potrebbe essere rappresentata dall’ l’uso di probiotici, contenenti Lattobacilli. Sebbene, l’uso di probiotici nel trattamento del cancro sia   un’idea relativamente nuova, si stanno accumulando prove del potenziale successo di questo metodo. L’uso dei probiotici Lactobacillus, infatti,  ha avuto successo nei topi con carcinoma mammario triplo negativo. Nel dettaglio, l’assunzione di latte fermentato con Lactobacillus helveticus da parte di questi animali ha comportato un aumento della morte delle cellule tumorali e una riduzione della produzione di molecole infiammatorie, mentre il trattamento con Lactobacillus acidophilus è stato associato a ritardo della crescita tumorale e riduzione dell’infiammazione sistemica [16]. Inoltre, in un altro studio, il latte fermentato con Lactobacillus casei ha ridotto la crescita del tumore e la sua capacità di colonizzare altri tessuti e formare metastasi [17]. Presi nel loro insieme, questi dati suggeriscono che l’assunzione dei probiotici potrebbe contribuire alla riduzione dell’aggressività e delle dimensioni del tumore nei topi con carcinoma mammario triplo negativo.

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Un’ulteriore idea per intervenire sul microbioma intestinale, e quindi indirettamente su quello della mammella, consiste nell’integrazione con composti bioattivi, ovvero sostanze con particolari proprietà che consentono loro di agire sull’organismo. Un esempio è rappresentato dai polifenoli, molecole presenti nell’uva, nel tè verde e nel melograno che agiscono come antiossidanti e talvolta anche come antibiotici. È stato osservato che l’assunzione di composti polifenolici del tè verde riduce con successo la presenza intestinale di alcune specie microbiche patogene, come  Clostridium perfringens, Clostridium difficile e Bacteroides, in modelli animali [18]. L’acido ellagico, un altro composto polifenolico presente nelle bacche e nelle noci, viene scomposto dai batteri intestinali e sembra avere effetti antitumorali [19]. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per determinare i cambiamenti esatti nella composizione microbica intestinale che si verificano in risposta all’acido ellagico e ad altri polifenoli alimentari. 

In conclusione

È importante avere una dieta equilibrata, che preveda l’assunzione di tutti i nutrienti essenziali per il nostro organismo, compresi probiotici e composti bioattivi, contenuti per lo più negli alimenti di origine vegetale. La scienza dimostra che la dieta mediterranea, che prevede un consumo consistente di frutta e verdura, è la scelta migliore per poter mantenere in salute il nostro microbiota intestinale e mammario, riducendo così il rischio di andare incontro a spiacevoli patologie, tra cui anche il cancro al seno.
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Elisabetta Franchini©️ e Manuela Modica ©️


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