Il cancro al seno riduce le capacità mentali dei pazienti, l’esercizio fisico le migliora: ma come intervenire?

Pubblicato da Antonio De Fano il

cancro al seno riduce le capacità mentali dei pazienti l’esercizio fisico le migliora 1

Uno tra i principali effetti collaterali associati al cancro al seno è il declino cognitivo. L’esercizio fisico è oggi considerato il principale intervento per la gestione di tale effetto collaterale nel cancro. Sulla base degli studi scientifici condotti, i ricercatori hanno individuato alcune caratteristiche generali che un programma di allenamento dovrebbe avere per contrastare il declino cognitivo. Vediamo insieme quali sono. 

La compromissione cognitiva dovuta al cancro

Oggigiorno, le terapie oncologiche rappresentano uno strumento fondamentale per il trattamento e la cura del cancro. Purtroppo, però, la maggior parte delle terapie non colpiscono solo le cellule tumorali, ma anche quelle sane. Ciò determina una serie di disfunzioni dell’organismo a vari livelli che si riflettono nei numerosi effetti collaterali esperiti dai pazienti oncologici nei diversi stadi della malattia. Uno tra i principali effetti collaterali è il declino cognitivo, ossia la ridotta capacità della nostra mente di apprendere, memorizzare e concentrarsi su compiti di svariata natura [1, 2]. La percentuale di pazienti oncologici che segue trattamenti anti-tumorali con conseguente compromissione cognitiva arriva fino all’85%. Guardando ai numeri relativi al cancro al seno, la percentuale oscilla dal 25 al 75% [3, 4].  Tale deterioramento compromette non solo il benessere psicologico dei pazienti, come è intuitivo pensare, ma anche le prestazioni lavorative, le attività quotidiane e persino l’aderenza alle stesse terapie oncologiche [1, 2, 5].

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Potenziali soluzioni

Dato l’impatto massiccio e negativo di questo effetto collaterale, così come  l’elevato numero di pazienti che ne viene colpito, l’interesse della comunità scientifica sul tema è in continuo aumento. Attualmente, l’obiettivo principale dei ricercatori è comprendere quali siano i meccanismi di mediazione e moderazione alla base di tale fenomeno. Tuttavia, non mancano studi condotti al fine di individuare gli interventi più efficaci nel contrasto del declino cognitivo dovuto al cancro. Tra questi troviamo:

  • le terapie farmacologiche: sebbene non esistano farmaci in grado di migliorare il funzionamento cognitivo, alcuni di essi sono in grado di attenuare specifici meccanismi fisiologici che influenzano fortemente il modo in cui il cervello funziona. Si pensi ai processi infiammatori, allo stress ossidativo o all’azione delle catecolamine che riducono le nostre funzioni mentali. L’idea alla base dell’utilizzo delle terapie farmacologiche nel trattamento del declino cognitivo associato al cancro  è relativamente semplice: se esistono processi fisiopatologici in grado di influenzare negativamente il funzionamento cognitivo, riducendo i primi potremmo migliorare il secondo. Purtroppo, però, questi studi non hanno prodotto  risultati  granché promettenti [6, 7].    
  • le terapie psicologiche: l’esistenza di terapie psicologiche mirate al miglioramento del funzionamento cognitivo, come le terapie cognitivo-comportamentali e i training per la memoria,  ha fatto nascere l’ipotesi che queste potessero assumere un ruolo rilevante nella gestione della compromissione cognitiva dovuta al cancro. Sfortunatamente, anche in questo caso, tali interventi hanno mostrato un’efficacia limitata [8, 9, 10].  
  • l’esercizio fisico: l’allenamento fisico mirato alla salute, sia di natura aerobica (es. corsa, nuoto, ciclismo) sia non aerobica (es. yoga, tai chi e allenamenti coordinativi), è l’unico intervento sicuro, economico e senza effetti collaterali che ha mostrato benefici significativi sul cervello e sulla mente degli esseri umani, a prescindere dall’età, dallo stato di salute, dal sesso, dall’etnia, dai livelli di istruzione e dalla condizione economica. Dunque, è ragionevole pensare che l’esercizio fisico possa essere una potenziale soluzione per il deterioramento cognitivo dovuto al cancro. Non sorprende, quindi, che sia proprio  questa la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori. Nonostante non si abbiano ancora sufficienti evidenze a supporto della sua efficacia, l’esercizio fisico è oggi considerato il principale intervento per la gestione di tale condizione clinica nel cancro [11].

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L’esercizio fisico “quantificabile”

Storicamente, la tipologia di esercizio fisico maggiormente studiata in relazione al funzionamento cognitivo è l’allenamento aerobico, un insieme di attività come camminare, correre, andare in bici e nuotare. Si pensa che il motivo risieda nella possibilità di “medicalizzare” questa tipologia di esercizio fisico, ossia prescriverne le dosi come se si trattasse di un farmaco.  A differenza di altre attività, infatti, l’allenamento aerobico consente di determinare, con relativa semplicità e precisione, parametri come intensità, durata e frequenza. Non a caso, le attuali linee guida raccomandano almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica svolta ad una intensità moderata o, in alternativa, 75 minuti a settimana ad elevata intensità. Una combinazione delle due intensità è anche suggerita [12]. Sebbene forse meno intuitivamente, è possibile applicare lo stesso ragionamento agli allenamenti contro resistenze: sulla base delle evidenze scientifiche, lo specialista dell’esercizio fisico può individuare quali e quanti esercizi fare eseguire, quanto peso sollevare, quante ripetizioni e serie far svolgere e quanta pausa deve intercorrere tra una ripetizione e un’altra e tra una serie e un’altra. Questo approccio, diffusosi a livello internazionale grazie all’iniziativa no profit “Exercise is Medicine” lanciata nel 2007 dall’American College of Sports Medicine (ACSM) e dall’American Medicine Association (AMA) [13], ha il grande vantaggio di rendere l’esercizio fisico prescrivibile.

Con particolare riferimento alla compromissione cognitiva dovuta al cancro, un recente studio di revisione suggerisce l’esecuzione di un allenamento aerobico, con una intensità moderata o vigorosa, della durata variabile da un minimo di 10 ad un massimo di 60 minuti giornalieri, da ripetere almeno 2 volte a settimana [11]. Come è possibile intuire, parametri quali durata ed intensità sono in stretta relazione tra loro e possono essere combinati in vari modi. Per esempio, se non si ha molto tempo a disposizione, è possibile optare per un allenamento aerobico a moderata o vigorosa intensità della durata di 10 minuti. In questo caso, al fine di ottenere i massimi benefici, è opportuno ripetere l’allenamento quante più volte possibile, non solo nella settimana, ma anche nella singola giornata. Lo stesso studio di revisione suggerisce la possibilità di optare per un allenamento misto, aerobico e contro resistenze, di una durata minima di 20 minuti e condotto ad una intensità almeno moderata. In relazione a questa tipologia di allenamento, è importante sottolineare il vantaggio derivante dall’utilizzo di esercizi chiamati “whole-body”, che coinvolgono tutto il corpo o i grandi gruppi muscolari principali. Gli affondi, i piegamenti sulle braccia o sulle gambe e le trazioni alla sbarra ne sono esempi classici. 

Conclusioni

Il declino cognitivo dovuto al cancro è una condizione clinica che colpisce la gran parte delle donne con tumore del seno, compromettendo, in maniera significativa, numerosi ambiti della vita. Data l’importanza di tale fenomeno, la comunità scientifica è alla ricerca dei suoi potenziali meccanismi di mediazione e moderazione, allo scopo di individuare o sviluppare successivamente nuovi interventi efficaci ed efficienti nel contrasto di tale  deterioramento. Diversamente dalle terapie farmacologiche e psicologiche, che hanno mostrato effetti molto limitati, l’esercizio fisico è stato inserito tra i  principali interventi finalizzati al miglioramento di salute e benessere dei pazienti oncologici. Tuttavia, non sono ancora note  le caratteristiche e la tipologia di esercizio fisico più adatti a contrastare il declino cognitivo associato al cancro. In attesa di futuri studi che facciano luce su tali aspetti, la scienza suggerisce di concentrarsi sull’allenamento aerobico associato ad un allenamento contro resistenze, in coerenza con quanto indicato dalle raccomandazioni internazionali relative all’esercizio fisico per pazienti oncologici. In ogni caso, lo specialista dell’esercizio fisico dovrebbe essere a conoscenza di tale effetto collaterale, dei meccanismi fisiologici e psicologici mediante cui l’allenamento migliora il funzionamento cognitivo e sfruttare tali conoscenze per sviluppare programmi di allenamento ad hoc per pazienti oncologici. 

Antonio De Fano ©

Specialista dell’esercizio fisico esperto in cognizione
Dottorando in Neuroscienze e Imaging


2 commenti

Paola · 03/09/2020 alle 17:20

Finalmente un articolo sul tema che mi affligge da quattro anni!
Il declino cognitivo, oltre ai forti dolori articolari, è la causa del mio declino come essere umano, ho perso il lavoro e non riesco a concentrarmi su nulla, dimentico tutto, non riesco neanche a guidare più l’auto, neanche a gestire le semplici faccende domestiche, insomma sono diventata una cretina.
E spesso vengo anche trattata come tale.
Quando riferisco le mie carenze ai medici, questi le attribuiscono ad un forma depressiva post trauma.
Nulla di più falso!
La depressione semmai me la provocano questi miei deficit, tanto da non farmi mai apprezzare abbastanza il fatto di essere una donna fortunata che è riuscita a scoprire in tempo il tumore e di essere ancora qui!
Grazie.

    Antonio De Fano · 07/09/2020 alle 12:10

    Ciao Paola, grazie a te per aver condiviso con noi la tua esperienza. Se possiamo fare qualcosa, saremo felici di darti supporto con le nostre consulenze gratuite di psicologia e attività fisica, oltre a tutte le altre. Nel frattempo, ti mandiamo un forte abbraccio e un grandissimo in bocca al lupo.

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