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Cura Cancro

Cura Cancro

Le cicatrici di un cancro al seno sono tante. Tuttavia, la prevenzione, la diagnosi precoce, la ricerca e le terapie innovative permettono di ridurle al minimo. Ora, è la riabilitazione oncologica a dover trasformarle tali cicatrici in segni distintivi di una vita che continua nel modo più sereno e felice possibile.

Oggi, parlare di cancro al seno non sorprende. È una parola sempre più familiare e vicina di casa.

I progressi compiuti nell’ultimo decennio, in termini di innovazione scientifica e tecnologica e di evoluzione dei processi assistenziali, hanno avuto ricadute positive sulla qualità degli interventi di diagnosi e terapie della malattia oncologica. Infatti, quello che veniva un tempo considerato un “male incurabile” è divenuto, in moltissimi casi, una patologia con cui si può convivere o da cui si può addirittura guarire. Tuttavia, la malattia in sé non è l’unico problema di una donna con cancro al seno. Anzi, nella maggior parte dei casi, queste donne si ritrovano a dover fronteggiare diverse circostanze avverse, a volte anche invalidanti, sia durante sia al termine delle cure mediche: i cambiamenti fisici legati alla malattia, una nuova immagine corporea, la menopausa precoce, la ridotta sessualità, minori capacità mnemoniche e di concentrazione, difficoltà a rientrare a lavoro, disturbi del sonno e depressione sono solo alcuni esempi degli effetti collaterali del cancro e delle terapie oncologiche.

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Dunque, risulta necessario che i progressi dell’assistenza medica vengano accompagnati da un’adeguata presa in carico che accompagni la donna durante tutto il processo che caratterizza la malattia. Nella lingua inglese si distingue la cura medico-assistenziale, espressa con il termine “cure”, dalla presa in carico globale ossia la “care”. Questa differenza – un apparente cambio di vocali – è più che una sfumatura linguistica e richiama all’attenzione una domanda fondamentale:

“Quali sono i bisogni delle donne con cancro al seno in fase di terapia medica e al termine di essa?”

È necessaria un’azione sinergica di attori istituzionali e non, che consideri i bisogni sanitari, sociali e relazionali della donna, come quello di integrare una nuova immagine di sé con un corpo segnato dalla malattia, gestire gli effetti della perdita di estrogeni e eventualmente della menopausa forzata sulla sfera sessuale, regolare il ritmo del sonno, modificare la propria dieta in considerazione dei gusti personali cambiati dalla chemioterapia, e, non per ultimo, di rientrare eventualmente al lavoro gestendo la fatica fisico-mentale. Considerate le numerose sfide da affrontare, bisognerebbe adottare un approccio integrato e multidisciplinare per la proposta terapeutica e sviluppare e garantire un’offerta adeguata di assistenza sul territorio, vicino al domicilio.

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La conferma che un pieno recupero è possibile ha importanti ricadute su molti aspetti della vita di tutte coloro che hanno ricevuto una diagnosi di cancro al seno a apre le porte alla possibilità di un completo reinserimento lavorativo e sociale. Il Sistema Sanitario Nazionale è chiamato, dunque, a rispondere a questo bisogno di care, dando maggiore spazio alla riabilitazione e garantire alle donne con cancro al seno il massimo livello di qualità di vita. E non solo durante il periodo di terapia, ma, soprattutto, al termine di essa, quando si ritrovano in un corpo che porta le cicatrici dell’intervento e devono riconquistare una propria quotidianità.

La riabilitazione oncologica è uno dei più recenti approcci nel trattamento a supporto delle tradizionali cure mediche che si profila come un intervento globale. Infatti, ha lo scopo di ottimizzare la qualità di vita del paziente e del contesto circostante, compreso quello familiare: limita al minimo la disabilità fisica, il deficit funzionale, cognitivo e/o psicologico, che si possono manifestare nel corso o a seguito della neoplasia e delle terapie mediche (Wirtz & Baumann, 2018). Dunque, la riabilitazione oncologica permette di (ri)conquistare la felicità fisica e mentale, fronteggiando la “fatigue”, ossia la stanchezza fisico-mentale, regolarizzando il sonno e combattendo le perdite di memoria, le difficoltà di concentrazione e i sintomi depressivi.

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I programmi di riabilitazione oncologica sono personalizzati e vengono calibrati in base alle necessità di ciascuna, all’età, alle malattie concomitanti (anche dette comorbilità) e, nel caso di donne anziane, al livello di disabilità pre-esistente la malattia. Per esempio per una donna di 30 anni si lavora sugli stili di vita con esercizi fisici vivaci quotidiani per mantenere una migliore forma fisica del corpo e contrastare l’aumento del peso dovuto alla menopausa anticipata, una dieta povera di grassi, il sostegno psicologico per contrastare l’isolamento e promuovere una vita socialmente attiva. Per una signora di 80 anni con una precedente diagnosi di diabete, la riabilitazione oncologica prevede sicuramenti un intervento differente.

In generale, la riabilitazione comprende le seguenti tipologie di attività:

  • motorie: esercizi personalizzati per migliorare forza, resistenza, flessibilità e funzionalità cardiovascolare;
  • cognitive: attività per incrementare attenzione, concentrazione, memoria, funzioni esecutive e capacità di risoluzione di problemi;
  • occupazionali, per un adeguato reinserimento nella quotidianità;
  • di sostegno psicologico: attività di counselling per gestire i sintomi depressivi e ansiosi reattivi alla malattia.

Dunque, questi programmi di riabilitazione migliorano la qualità della vita percepita, favoriscono la ripresa di una funzione lesa e il controllo del dolore. Tutto ciò si traduce in migliori prestazioni fisiche e in un maggiore livello di autosoddisfazione. In particolare, sempre più evidenze scientifiche stanno dimostrando che proprio un’attività motoria di qualità, oltre a migliorare la forma fisica, potenzia le funzioni cognitive, quali l’attenzione e la concentrazione, la memoria e la capacità di risolvere i problemi della vita quotidiana (Zimmer et al., 2016) e riduce l’affaticamento generale frequentemente percepito (Juvet et al., 2017). Ma questi sono solo due esempi di condizioni su cui l’esercizio fisico ha un impatto positivo.

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Uno strumento che permette di avvicinare le cure alla donna con tumore al seno, permettendole in prima persona di prendersi care di sé, è la tecnologia. Mobile app, realtà virtuale, realtà aumentata e intelligenza artificiale sono strumenti che rientrano sicuramente tra le nuove frontiere della riabilitazione oncologica e, in particolare, della riattivazione fisico-cognitiva. Ma di questo ne parleremo nei prossimi articoli.

Sofia Anzeneder ©

Bibliografia:

  • Juvet, L. K., Thune, I., Elvsaas, I. Ø., Fors, E. A., Lundgren, S., Bertheussen, G., … & Oldervoll, L. M. (2017). The effect of exercise on fatigue and physical functioning in breast cancer patients during and after treatment and at 6 months follow-up: A meta-analysis. The Breast, 33, 166-177.
  • Wirtz, P., & Baumann, F. T. (2018). Physical Activity, Exercise and Breast Cancer-What Is the Evidence for Rehabilitation, Aftercare, and Survival A Review. Breast Care, 13.
  • Zimmer, P., Baumann, F. T., Oberste, M., Wright, P., Garthe, A., Schenk, A., … & Wolf, F. (2016). Effects of exercise interventions and physical activity behavior on cancer related cognitive impairments: a systematic review. BioMed research international, 2016.

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