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Inattività fisica cervello e tumore al seno 1

Inattività fisica cervello e tumore al seno 1

Nelle donne con tumore al seno, agli effetti deleteri della malattia e delle terapie oncologiche a carico del cervello, si associano quelli dell’inattività fisica. Come uscire da tale difficile situazione? Il suggerimento è provare a cambiare prospettiva, focalizzandosi sulla riduzione dell’inattività fisica e non più sull’aumento dell’attività fisica.

Attività fisica vs. inattività fisica: gli effetti sul cervello

Da diversi anni, ormai, l’attività fisica è considerata uno degli strumenti maggiormente benefici per il nostro cervello, a tutte le età [1]. Per esempio, un aumento dell’attività fisica è in grado di supportare lo sviluppo cerebrale del bambino, ne migliora la struttura e il funzionamento nell’adulto e, nell’anziano, ne riduce il deterioramento dovuto al fisiologico processo di invecchiamento [1]. Tali effetti benefici sono stati riscontrati non solo in persone che presentano un buono stato di salute, ma anche in casi caratterizzati da malattie psichiatriche (es, ansia e depressione), del neurosviluppo (es, ADHD e DOC) e neurodegenerative (es, Parkinson e Alzheimer) [1]. In altre parole, indipendentemente dalle caratteristiche individuali, quanto più ti mantieni attiva/o, tanto più il tuo cervello ne beneficerà. Ma cosa succederebbe se riducessimo la quantità di attività fisica o smettessimo di allenarci?

Non solo molti gli studi condotti al fine di trovare una risposta al presente quesito. Tuttavia, le evidenze scientifiche a nostra disposizione ci suggeriscono che i guadagni ottenuti mediante l’attività fisica si perdono con il cessare dell’allenamento [2, 3, 4]. A questo punto, verrebbe da chiedersi cosa accadrebbe alla struttura e funzioni del cervello se una persona non allenata riducesse il proprio livello di attività fisica aumentando il tempo speso davanti alla TV o pc, preferendo le scale mobili a quelle tradizionali o sostituendo la bici tradizionale con quella elettrica. Gli studi neuroscientifici che hanno indagato gli effetti dell’inattività fisica si sono spesso focalizzati sulle conseguenze del riposo a letto prolungato. La maggior parte di essi sono stati condotti da quella branca della medicina conosciuta come medicina aerospaziale poiché le riduzioni dell’attività fisica e le richieste gravitazionali sul corpo associate al riposo a letto simulano le condizioni fisiologiche che si manifestano in assenza di gravità o durante un volo aerospaziale [5]. Data la relazione positiva tra partecipazione all’attività fisica e funzionamento cognitivo, ci si potrebbe aspettare che qualsiasi effetto del riposo a letto prolungato sulle prestazioni cognitive sia dannoso. Nonostante i risultati di tali studi siano a volte discordanti, gli scienziati sembrano concordare sull’effetto deleterio dell’inattività fisica per il cervello che, a livello comportamentale, si manifesta in una compromissione di funzioni cognitivi quali la memoria, l’attenzione e l’apprendimento [4].

In caso di tumore, la situazione si fa più delicata

Come abbiamo già affermato in un precedente articolo pubblicato su ne.mo.it, la compromissione del funzionamento cognitivo a causa di modifiche neuroanatomiche, elettrofisiologiche e molecolari a carico del cervello dovute alle terapie oncologiche e/o alla malattia stessa è uno degli effetti collaterali maggiormente riportato dalle donne con tumore al seno [6]. Si tratta di quella condizione clinica conosciuta volgarmente con il nome chemobrain, caratterizzata principalmente da una riduzione delle capacità mnemoniche, difficoltà a focalizzare l’attenzione per un periodo di tempo prolungato e da problemi legati all’apprendimento [6].

Inattività fisica cervello e tumore al seno 2

Come si può facilmente notare, tali sintomi sono molto simili agli effetti derivanti dall’inattività fisica precedentemente menzionati. Più nello specifico, sia la mancanza di attività fisica sia i trattamenti oncologici inducono:

  • alterazioni del flusso ematico cerebrale associate a compromissione dell’attenzione e delle funzioni esecutive, ossia memoria di lavoro, controllo inibitorio e flessibilità cognitiva [7];
  • cambiamenti neuroanatomici come la perdita di materia grigia in alcune specifiche regioni del cervello [7]
  • riduzioni della produzione di nuovi neuroni nell’ippocampo e del suo volume, cambiamenti principalmente associati a problemi di memoria e di decision making [7].

Dunque, nel caso delle donne con tumore al seno, agli effetti deleteri della malattia e delle terapie oncologiche a carico del cervello, si associano quelli dell’inattività fisica. A complicare la situazione, altri effetti collaterali frequentemente riportati da pazienti con tumore al seno (es, eccessiva sensazione di stanchezza, ansia e depressione) aumentando le difficoltà, per la donna, di attivarsi fisicamente [7]. Insomma, siamo davanti ad un circolo vizioso: all’aumentare della compromissione cognitiva, stanchezza, ansia e depressione, si riduce la quantità di attività fisica; al ridursi della quantità di attività fisica, aumenta la compromissione cognitiva, la stanchezza percepita, l’ansia e i sintomi depressivi.

Concludiamo con un suggerimento

Come uscire da tale difficile situazione? Il suggerimento è di provare a cambiare prospettiva. Il forte interesse della comunità scientifica e medico-sanitaria verso i benefici dell’attività fisica si riflette nella particolare attenzione posta, dalla donna con cancro al seno, nei confronti dell’adozione di uno stile di vita attivo. Infatti, nonostante siano ancora in poche le donne con tumore al seno che praticano attività fisica, quasi tutte sono consapevoli dei benefici derivanti dall’attività fisica. Tuttavia, come affermato più volte, spesso è difficile aumentare il livello di attività fisica e/o iniziare un programma di allenamento a causa di diversi fattori individuali e ambientali, come quelli menzionati precedentemente.

Inattività fisica cervello e tumore al seno 3

Ma, cosa accadrebbe se cambiassimo prospettiva e iniziassimo a focalizzare la nostra attenzione sul livello di inattività fisica con l’obiettivo di ridurla? Dite che sarebbe più facile rompere il circolo vizioso precedentemente illustrato? Sarebbe bello se ci inviaste dei messaggi per comprendere se, effettivamente, questo cambio di prospettiva potrebbe agevolare l’aumento di attività fisica con un conseguente miglioramento della salute e del benessere in caso di tumore al seno e chemobrain.  

Antonio De Fano ©

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