Integratori e chemioterapia: quando troppo “bene” finisce per far “male”.

Pubblicato da Silvia D'Amico il

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Tra le diverse opzioni terapeutiche a disposizione delle donne con tumore al seno, la chemioterapia è una delle più aggressive. Ad essere temuti dalle pazienti sono, in particolare, i numerosi effetti collaterali, dovuti all’azione dei farmaci anche sui tessuti sani. Sempre più spesso sentiamo parlare dell’uso di integratori di vario tipo per contrastare le problematiche associate alla chemioterapia. Ma sono davvero la scelta giusta da fare? 

Negli anni, l’Oncologia ha fatto passi da gigante, tanto in ambito chirurgico quanto in quello legato maggiormente allo sviluppo di nuove terapie. Molti dei farmaci chemioterapici che erano usati inizialmente per la cura dei tumori sono ormai stati dismessi, a favore di medicamenti più efficaci e specifici. Ciò nonostante, sono ancora numerose le complicazioni associate al suo utilizzo. . Gli effetti collaterali che derivano dalla chemioterapia, infatti, contribuiscono ad un generale peggioramento della qualità di vita dei pazienti. Considerato che a nessuno piace star male, tale condizione si riflette negativamente sull’aderenza alle terapie, ossia la costanza di un paziente nel sottoporsi ai trattamenti e seguire le indicazioni dei medici. In altre parole, si ha un aumento del rischio di abbandono delle terapie, che si riflette nell’aver meno possibilità di sconfiggere il cancro.

La reazione spontanea di ciascun individuo ad una condizione di disagio è, senza dubbio, la ricerca di un modo per sentirsi meglio. Partendo da questo presupposto, non sorprende che i pazienti oncologici rappresentino la categoria più incline ad usufruire di integratori vitaminici. Sebbene la frequenza di impiego di questo tipo di prodotti vari a seconda del tipo di tumore preso in considerazione, i pazienti con tumore al seno sembrano essere tra i più grandi utilizzatori [1][2].

Quando pensiamo agli integratori alimentari, tendiamo a considerarli dei prodotti privi di rischi. Tuttavia, ciò è solo parzialmente vero. Gli integratori non sono regolamentati e testati allo stesso modo dei farmaci, bensì seguono le norme riservate agli alimenti [3]. Ciò rende la loro immissione sul mercato certamente più semplice, ma riduce anche i controlli a cui sono sottoposti, ragion per cui è bene acquistare integratori di provenienza certa. Non meno importante, essi possono dare luogo ad interazioni con i farmaci che assumiamo, ovvero possono alterarne l’assorbimento, la funzione, aumentarne la tossicità, accelerarne o rallentarne l’espulsione. Tutte cose che vanno a riflettersi sull’efficacia della terapia a cui ci stiamo sottoponendo e con cui stiamo interferendo inconsapevolmente [4]. Perciò , gli integratori in sé, se di provenienza certa, potrebbero anche rivelarsi privi di rischi importanti, se assunti quando si è in salute. In altri casi, potrebbero rappresentare un rischio, come per i pazienti oncologici nel periodo di chemioterapia. 

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Un caso specifico di integratori: gli antiossidanti 

Un caso particolare di integratori che potrebbero compromettere la corretta efficacia ed efficienza chemioterapica è rappresentato dagli antiossidanti, una categoria di composti in grado di ridurre quel fenomeno noto come stress ossidativo. Di stress ossidativo si sente parlare quasi quotidianamente, in quanto in grado di influenzare fenomeni come l’invecchiamento, malattie di tipo infiammatorio, alcune patologie del sistema nervoso e molte altre condizioni tra cui  l’insorgenza del cancro. Per questa ragione, alcuni studi suggeriscono che una dieta ricca in antiossidanti in una persona sana risulti essere protettiva contro l’insorgenza di tumore, sebbene una regolare attività fisica, una dieta ricca di calcio ed un adeguato controllo del peso abbiano a proprio vantaggio evidenze ben più forti [5].

Tuttavia, i dati non sono così chiari quando parliamo dell’assunzione di antiossidanti nel periodo successivo alla diagnosi di tumore. Infatti, se per quel che riguarda il consumo di vitamina C e vitamina E in seguito alla diagnosi di tumore al seno, le indicazioni sono positive, lo stesso non si può dire per l’utilizzo di combinazioni di carotenoidi (come beta-carotene, licopene, luteina etc.) che sembra associato ad un maggior rischio di morte e ricorrenza della malattia [6].

Determinare con certezza quale sia l’effetto dell’utilizzo di antiossidanti da parte di pazienti con tumore al seno, non è una cosa semplice, e ciò non sorprende. Ogni paziente è diverso, unico, così come diverse possono essere le fasi della malattia da affrontare, i momenti in cui il paziente decide di assumere o meno degli integratori, e così via. Tuttavia, restringendo la finestra di indagine ad una fase ben precisa del percorso terapeutico, tutto diventa più semplice. È il caso di diversi studi che si sono concentrati sugli effetti dell’assunzione di antiossidanti durante periodo di somministrazione della chemioterapia.  I primi studi risalgono ai primi anni del duemila e, sebbene non prendano in considerazione un numero di casi molto numeroso, avevano già sollevato il dubbio che assumere antiossidanti durante il periodo di chemioterapia possa essere controproducente [7][8].

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Integrare durante la chemioterapia è una scelta saggia?

Probabilmente, non è così intuitivo pensare che proteggersi dagli effetti collaterali della chemioterapia possa alterarne la funzione. Tuttavia, è proprio ciò che può accadere assumendo antiossidanti durante il periodo in cui ci si sottopone ad essa. La ragione di questo conflitto risiede nella natura stessa dei farmaci chemioterapici e nel loro funzionamento. Il meccanismo con cui i più comuni chemioterapici danneggiano le cellule tumorali, infatti, è basato proprio sul danno da radicali liberi, lo stesso causato dallo stress ossidativo. Le cellule tumorali, a causa della propria capacità di proliferare rapidamente e del loro elevato metabolismo, risultano essere più sensibili ai danni causati dallo stress ossidativo al loro DNA. Sfruttando questa vulnerabilità, molti tipi di terapie generano un grande quantitativo di radicali liberi che stressano le cellule tumorali fino a farle “cedere”. 

Questo potrebbe essere uno dei meccanismi per cui è sconsigliato introdurre integratori dalle proprietà antiossidanti durante la chemioterapia. Vorrebbe dire fornire uno scudo alle cellule tumorali che potranno così resistere meglio agli attacchi dei farmaci. 

La prova provata di ciò viene dai risultati dello studio “Diet, Exercise, Lifestyle

and Cancer Prognosis” (DELCaP), guidato da  Christine B. Ambrosone, del Roswell Park Comprehensive Cancer Center di Buffalo, negli Stati Uniti.  Il suo gruppo di ricerca ha preso in esame i dati relativi ad un numero comprensivo di 1134 pazienti con tumore al seno. Quel che è venuto fuori, è che pazienti che assumevano un qualsiasi antiossidante dopo la diagnosi, ed in particolare prima e durante la chemioterapia,  avevano un maggior rischio di recidiva e mortalità. I risultati peggiori si ottenevano con l’uso di di vitamina B12, ferro e acidi grassi omega-3 [8].

Quindi, ancora una volta, ciò che può sembrarci salutare, in realtà, può rivelarsi molto pericoloso. Per questo è fondamentale relazionarsi sempre con il proprio team di specialisti e con il proprio oncologo, e non assumere integratori o altre sostanze autonomamente.

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In pillole

Le terapie oncologiche spesso spaventano. Ciò che tendiamo a temere di più sono i loro effetti collaterali, a volte anche importanti, che possono influire negativamente sulla qualità della vita. Alla luce di ciò, non sorprende che ogni paziente cerchi di trovare una soluzione che lo faccia star meglio e gli consenta di portare a termine le terapie. Uno dei tentativi più comuni è l’assunzione di integratori, una scelta che può rivelarsi azzardata, soprattutto alla luce degli ultimi studi. Se di per sé un integratore può rappresentare un pericolo, a causa delle possibili interazioni con i farmaci assunti da ciascuno di noi, durante la chemioterapia questo è ancora più vero. Infatti, pazienti con tumore al seno che assumono un qualsiasi antiossidante dopo la diagnosi, ed in particolare prima e durante la chemioterapia, sembrano avere un maggior rischio di recidiva e mortalità.

Ciò che ci sembra la cosa migliore per noi, purtroppo, non sempre lo è. Non dimentichiamo mai di interfacciarci con gli specialisti e di aver fiducia nelle loro competenze: loro arrivano dove noi non possiamo. 

Silvia D’Amico ©


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