Intervista all’oncologo Stefano Magno: l’attività fisica è un trattamento efficace per il cancro al seno?

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Al fine di rendere l’esercizio fisico un trattamento integrato per il cancro al seno, l’Italia ha bisogno di specialisti dell’attività fisica oncologica che creino una rete professionale con i medici oncologi. Ciò è realizzabile anche mediante “iniziative dal basso”, senza attendere l’intervento dello Stato. Tuttavia, c’è bisogno che i medici siano sufficientemente informati e sensibili circa l’importanza dell’attività fisica per il miglioramento della salute e benessere della donna con cancro al seno. Con l’obiettivo di conoscere il punto di vista del medico oncologo sull’argomento, ne abbiamo parlato con il dott. Stefano Magno.

L’interesse scientifico, medico e sociale nei confronti dell’attività fisica nella gestione del cancro al seno sembra essere in continua crescita. Osservando l’andamento del numero di pubblicazioni scientifiche sul tema dal l 2000 al 2019 è possibile osservare una crescita esponenziale: infatti, sono stati prodotti 806 lavori, di cui la metà pubblicati negli ultimi 5 anni, con un picco raggiunto nel 2018 (Grafico 1). Questo dato, è indicativo del crescente interesse della comunità scientifica la quale ha, a sua volta, spinto l’intera  comunità medico-sanitaria e le principali organizzazioni oncologiche internazionali a considerare l’attività fisica come uno dei principali strumenti mediante cui è possibile, non solo gestire al meglio i sintomi della malattia e gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, ma anche migliorare l’efficacia e l’aderenza a queste ultime, riducendo il rischio di recidiva e decesso per cancro al seno e migliorando la qualità della vita relativa alla salute delle donne con cancro al seno.  

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Grafico 1: Grafico relativo all’andamento storico dei lavori scientifici condotti sul tema “attività fisica e cancro al seno” pubblicati dal 2000 al 2009. Tali risultati sono stati ottenuti utilizzando lo strumento di Advanced Search Builder del motore di ricerca scientifico PubMed. La ricerca ha previsto l’inclusione dei soli trial clinici e l’utilizzo delle seguenti parole chiave: (physical activity OR exercise) AND (breast cancer OR breast tumor).

Nonostante la presenza di tali evidenze scientifiche, l’Italia risulta essere uno dei pochi Paesi in cui il numero di esperti e centri specializzati in attività fisica e cancro è del tutto insufficiente rispetto al numero di pazienti, contrariamente a quanto accade con altre malattie croniche, come quelle cardiovascolari e metaboliche. Questo si traduce in una impossibilità, per la donna con cancro al seno, di accedere ai numerosi benefici dei programmi di attività fisica adattati ai suoi bisogni, ai fini del miglioramento del proprio stato di salute e benessere. Attualmente, le alternative più diffuse sono la comune palestra, il nuoto, il corso di fitness o pratiche di movimento mindful, come lo Hata Yoga. Per quanto queste soluzioni non siano totalmente prive di efficacia, non sono adattate al bisogno della donna che necessita di un intervento globale e incentrato sulla dimensione fisica, psicologica, cognitiva e sociale della persona.  

Tale scenario ha, molto probabilmente, un’origine multifattoriale. Ad esempio, nonostante la presenza di un corso di laurea specialistica in Attività Fisica Preventiva e Adattata (classe LM67), che forma professionisti dell’esercizio fisico per la salute e il benessere, nessuna Università italiana e/o altro ente pubblico o privato prevede un’offerta formativa post-laurea specifica su questo tema. Di conseguenza, coloro che mirano a diventare specialisti dell’attività fisica oncologica, sono costretti a formarsi all’estero. Dunque, una prima soluzione utile a colmare il gap tra ciò che la scienza afferma e la pratica clinica sarebbe l’introduzione di un corso di formazione ad hoc per professionisti del settore. Tuttavia, anche qualora il corso venisse introdotto, lo specialista si troverebbe a fare i conti con la mancanza del riconoscimento sanitario della sua figura professionale. In altre parole, ci troveremmo in una situazione di stallo in cui l’esperto esisterebbe, ma non potrebbe operare perché non riconosciuto dal nostro Sistema Sanitario Nazionale (SSN).

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In realtà, la “sanitarizzazione” delle scienze motorie per la salute è uno step che potremmo considerare necessario, ma non indispensabile.  Una potenziale soluzione al presente problema, attuabile anche senza l’intervento dello Stato, consiste, infatti, nella creazione di una rete professionale tra medici oncologi ed esperti in attività fisica oncologica. Infatti, solitamente la donna con cancro al seno che assume un atteggiamento proattivo nel proprio percorso di trattamento e cura decide di rivolgersi al proprio medico oncologo. Quest’ultimo, pur non avendo competenze e conoscenze teorico-scientifiche sufficienti per sviluppare programmi di allenamento personalizzati, possiede, nella gran parte dei casi, la fiducia delle pazienti che vi si affidano. Per tale ragione, l’oncologo è la figura ideale per indirizzare la donna ad un esperto in attività fisica e cancro al seno. Tuttavia, affinché ciò accada, è necessario che il medico sia abbastanza informato e consapevole dell’importanza dell’attività fisica per una donna con tumore al seno nel periodo pre-, durante e post-terapia oncologia, e che sia in contatto con una rete di professionisti presente sul territorio nazionale.

Con l’obiettivo di conoscere il punto di vista del medico oncologo sull’argomento, ne abbiamo parlato con il dottor Stefano Magno, chirurgo senologo e responsabile del Servizio di Terapie Integrate del Centro di Senologia del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma. La prima domanda che abbiamo posto al dott. Magno è stata:

Intervistatore: “Pensa sia importante includere l’attività fisica nel tradizionale trattamento oncologico per il cancro al seno?”

La sua risposta è stata la seguente:

Dott. Magno: “Nel nostro approccio alla paziente oncologica, l’attività fisica è un tema centrale. Questa è importante almeno quanto l’approccio alimentare, con la differenza che, in termini di concretezza e di prescrivibilità, è molto più semplice monitorare e prescrivere un’attività fisica piuttosto che un regime alimentare. Quindi, paradossalmente, tra i due approcci che hanno almeno uguale importanza, l’attività fisica è quello su cui potremmo incidere maggiormente e, probabilmente, nel più breve tempo. Non è un caso che le evidenze scientifiche relative al valore dell’attività fisica in ambito oncologico siano già cospicue. E sono addirittura maggiori rispetto a quelle relative all’alimentazione in quanto, nel campo alimentare, le evidenze ci sono, ma sono anche largamente dibattute: ci sono pareri a favore così come esistono pareri contrari. È una materia difficile da indagare e scorporare. È difficile capire quali siano i più efficaci singoli alimenti in relazione a tutto il piano alimentare. Mentre, nel campo dell’attività fisica, le evidenze sono abbastanza incontrovertibili.”

Infatti, come affermato in un nostro recente articolo [1], la comunità scientifica e le principali organizzazioni mondiali nel campo della salute, attività fisica e cancro, come l’American College of Sports Medicine e la World Cancer Research Fund, concordano su molti punti relativi alle caratteristiche quantitative (es, durata, frequenza e intensità dell’allenamento) e qualitative (es, forma specifica di esercizio fisico) che un programma di esercizio fisico dovrebbe avere per migliorare le condizioni di salute e benessere di una donna con cancro al seno [2, 3]. Inoltre, un accordo esiste anche sulle caratteristiche che tale programma di allenamento dovrebbe avere in relazione al periodo terapeutico (prima, durante o dopo) e alle terapie oncologiche seguite (es, chemioterapia, radioterapia, ormone-terapia).

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Secondo il dott. Magno, una delle principali evidenze scientifiche a supporto dell’introduzione dell’attività fisica nel tradizionale trattamento oncologico riguarda proprio la paziente oncologica in trattamento. A tal riguardo, afferma:

Dott. Magno: “Sappiamo che avere una vita fisicamente attiva e/o svolgere esercizio fisico regolarmente, non solo riduce i sintomi della malattia, ma riduce gli effetti collaterali delle terapie oncologiche migliorando, così, la loro tolleranza e, quindi, aumentando anche l’aderenza ai protocolli di trattamento. In particolare, mi riferisco a quella condizione che, forse, è tra le più invalidanti nella paziente in trattamento antitumorale: la cosiddetta fatigue. E uno dei mezzi risultati più efficaci nella gestione di questa condizione è proprio l’attività fisica svolta ad intensità moderata e correlata alle attitudini di ciascuno ed alla fase del percorso terapeutico in cui la paziente si trova.”

In effetti, la riduzione della fatica correlata al cancro è uno dei maggiori benefici dell’attività fisica, come già riportato in un nostro precedente articolo [4]. Il dott. Magno, tuttavia, non si è limitato a parlare dell’importanza dell’attività fisica come strumento per ridurre gli effetti collaterali delle terapie, ma considera l’allenamento una efficace soluzione per ridurre il rischio di recidiva. Afferma, infatti, a che:

“Noi sappiamo che fare un‘attività fisica ordinaria e strutturata può contribuire a prevenire importanti malattie croniche e degenerative tra cui il tumore e, in particolare, il tumore al seno. Questo valore preventivo vale anche per pazienti che hanno già affrontato un tumore al seno e, quindi, parliamo di un’efficacia in termini di prevenzione terziaria. Infatti, grazie alle evidenze riportate dalle più importanti meta-analisi finora pubblicate, sappiamo che, pressoché in tutti gli studi di elevata qualità scientifico-metodologica, l’attività fisica dopo un tumore al seno previene la possibilità di recidiva in percentuali importanti. Quindi, il primo valore, e forse il più importante, è che svolgere esercizio fisico, avere un regime di vita fisicamente attivo e dedicarsi ad un’attività fisica ad hoc previene patologie e recidive. Questo accade anche perché il tumore al seno è, tra tutti i tumori, forse il più legato alla sedentarietà e al metabolismo. E da decenni, ormai, conosciamo bene quali sono i benefici dell’attività fisica in relazione a questi fattori.”

Dunque, per il dott. Magno, l’attività fisica ha un valore non affatto marginale nella prevenzione e gestione del cancro al seno. La sensibilità e consapevolezza mostrata nei confronti dell’attività fisica rispecchia, in realtà, l’approccio multidisciplinare e globale da lui adottato che si ritrova nelle numerose interviste rilasciate ai media, in cui la donna, la sua salute e il suo benessere, precedono la malattia stessa (come, ad esempio, nel seguente video).

Alla luce di ciò, non sorprende che il dott. Magno sia il responsabile di un servizio di terapie integrate per le donne con cancro al seno, ossia un servizio di terapie non farmacologiche e complementari a quelle tradizionali, che puntano ad attingere al potenziale intrinseco di ogni donna al fine non solo di migliorare la prognosi, ma soprattutto di ridurre l’impatto dell’esperienza difficile vissuta dalla paziente, che mette a dura prova la sua capacità di percepire una sensazione di benessere nonostante la presenza della malattia.  Con queste finalità formative, è già attivo da diversi anni, presso l’Università Cattolica di Roma, un Master di I livello in “Terapie integrate nelle patologie oncologiche femminili” per operatori sanitari, di cui il dr. Magno è coordinatore scientifico [clicca per info].

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Tornando al punto da cui abbiamo iniziato questo articolo, e da cui è nata l’idea della presente intervista, ossia il gap esistente in Italia tra ciò che la scienza afferma e ciò che viene messo in pratica, il dott. Magno afferma che “questo è, forse, il problema più rilevante per cui gli oncologi ne sanno poco e, anche quando ne sanno, non prescrivono perché non esistono ancora dei protocolli di allenamento attuabili da chiunque. Inoltre, nonostante l’esistenza di linee guida, queste sono, appunto, linee guida, il che significa che avrebbero bisogno di essere attuate e adattate al paziente. Quindi, ci sarebbe bisogno di un esperto in attività fisica oncologica. Ma, purtroppo, come medici, attualmente non sapremmo a chi rivolgerci.

Dunque, sembra che i medici siano abbastanza informati circa l’importanza dell’attività fisica per il miglioramento della salute e benessere della donna con cancro al seno. Quanto meno, questo è il caso del dott. Magno. Invece, i problemi a cui dovremmo trovare una soluzione nel breve periodo sono:

  • la mancanza di una offerta formativa incentrata sull’attività fisica oncologica;
  • la mancanza di una rete professionale tra i medici oncologi e professionisti dell’attività fisica oncologica.

Questi sono proprio due dei principali punti su cui, noi di NEMO, stiamo investendo le maggiori risorse. Infatti, la missione dell’associazione di promozione sociale “NEMO – Allenamento e Cancro” è migliorare il benessere e la qualità della vita relativa alla salute delle donne con cancro al seno mediante l’attività fisica. Mentre, la nostra visione è l’adozione, in Italia Italia, di un approccio in cui l’attività fisica oncologica sia un servizio di terapia integrato indispensabile e accessibile a tutte le donne con cancro al seno. Per far ciò, abbiamo sviluppato due progetti interdipendenti:

  1. NEMO Training: allenamenti progettati sulla base delle ultime evidenze scientifiche, svolti in gruppo nelle aree verdi della città e condotti da NEMO trainer specializzati in attività fisica oncologica.
  2. NEMO Workshop: corsi di formazione incentrati su attività fisica oncologica e, più nello specifico, attività fisica adattata ai bisogni delle donne con cancro al seno, rivolti a laureati specialisti in Attività Fisica Preventiva e Adattata (classe di laurea LM67).

A ciò si aggiunge il valore fondamentale che acquisisce la figura del medico oncologo, anello di congiunzione tra la donna con cancro al seno e l’attività fisica. Per questo, consideriamo la creazione di un network professionale di fondamentale importanza.

Ringraziamo il dott. Stefano Magno la gentile concessione della presente intervista che speriamo possa fungere da fonte di riflessione e ispirazione per tutti i laureati in scienze motorie, medici, pazienti e tutti gli altri attori di questo ecosistema.

Antonio De Fano ©

1 pensiero su “Intervista all’oncologo Stefano Magno: l’attività fisica è un trattamento efficace per il cancro al seno?”

  1. Molto molto interessante. Complimenti!
    Sono laureata in STAMPA e lavoro anche con la ginnastica facciale che pure risulterebbe utile alle pazienti oncologiche grazie al collegamento diretto tra muscoli del viso e aree emotive. Attraverso l’attivazione di alcuni di questi muscoli infatti si può influenzare positivamente il tono dell’umore e attivare la produzione di endorfine e altri ormoni associati al benessere.

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