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esercizio fisico effetti collaterali terapie oncologiche 1

esercizio fisico effetti collaterali terapie oncologiche 1

Il progresso scientifico e l’operato del sistema sanitario nazionale hanno permesso di ridurre il numero decessi causati dal cancro al seno e allungare la vita dei pazienti. Tuttavia, la qualità della vita si riduce a causa dei numerosi effetti collaterali delle terapie oncologiche. L’esercizio fisico rappresenta una soluzione a tale problema.

Negli ultimi 10 anni, si è assistito ad una riduzione del numero di decessi causati dal cancro al seno e ad un aumento dell’aspettativa di vita. Questo significa etichettare la malattia non più come “malattia incurabile”, da cui non c’è scampo, ma come “malattia trattabile”, da cui si può addirittura guarire. Tale scenario promettente per la salute delle donne con cancro al seno è il risultato del progresso scientifico, che ha comportato un miglioramento dell’efficacia ed efficienza delle terapie oncologiche, e dell’operato del sistema sanitario italiano che si è impegnato in campagne di prevenzione (es, lotta al tabagismo e promozione di uno stile di vita sano) e di screening precoce, oggi diffuso su tutto il territorio nazionale. Tuttavia, la medicina e le cure farmacologiche, se da un lato “riparano”, dall’altro “danneggiano”.

Infatti, le terapie oncologiche, indispensabili per il trattamento e la cura del cancro al seno, mettono a dura prova la qualità della vita delle donne colpite da tale condizione medica. Sensazione di stanchezza cronica, gonfiore di braccia e gambe (condizione clinica conosciuta come linfedema), disturbi del sonno, dell’alimentazione e della sfera sessuale, stati di ansia eccessiva e depressione, perdita di memoria, riduzione della capacità di concentrazione e attenzione, sono solo alcuni degli effetti collaterali dovuti alle principali terapie oncologiche ossia la chemioterapia e radioterapia (Adraskela et al., 2017). Di conseguenza, spesso le donne sono costrette a lasciare il proprio lavoro, chiedere aiuto all’esterno nel portare avanti le attività della vita quotidiana, come fare la spesa o aiutare i propri figli a svolgere i compiti di scuola e, spesso, si assiste a problemi legati alla sfera socio-familiare come isolamento, disinteresse verso il mondo esterno e frequenti litigi con il coniuge.

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Ma, ad ogni problema, c’è sempre, o quasi, una soluzione: numerosi studi scientifici hanno, infatti, dimostrato che l’esercizio fisico svolto regolarmente, non solo è in grado di ridurre il rischio di neoplasie, ma ne riduce la mortalità e il rischio di recidiva, aumenta l’aderenza alle terapie e la loro efficacia e, soprattutto, migliora la qualità della vita andando ad abbattere tutti, o quasi, gli effetti collaterali delle terapie (Adraskela et al., 2017; Browall et al., 2016; Lipsett et al., 2017; Friedenreich et al., 2016). Ed è per questo che tutte le più grandi organizzazioni mondiali, come la Word cancer research Fund International, hanno riconosciuto l’esercizio fisico come uno dei principali fattori di protezione contro il cancro sia prima, sia durante, sia dopo aver contratto la malattia.

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Oggi, numerosi Paesi europei ed extra-europei, come Germania, Olanda e Stati Uniti, hanno inserito l’esercizio fisico nel tradizionale trattamento oncologico. In Italia, invece, l’esercizio fisico non ha ancora trovato un posto stabile nel sistema sanitario nazionale e questo è dovuto a diversi fattori. Innanzitutto, c’è una carenza di esperti e centri specializzati in esercizio fisico e cancro. Di conseguenza, il medico, pur essendo consapevole dell’importanza dell’esercizio fisico nel trattamento oncologico, non saprebbe a chi indirizzare il proprio paziente. Infatti, la medicina non si occupa di attività fisica per la salute, per cui esiste, invece, una branca delle scienze del movimento chiamata scienze dell’attività fisica preventiva e adattata. A questo bisogna aggiungere, sicuramente, la mancanza di offerta formativa specifica nelle malattie oncologiche, a differenza di numerose altre condizioni cliniche come il diabete e le malattie cardiovascolari. Dunque, è intuibile comprendere il motivo della mancanza di esperti e centri specializzati in Italia. Tuttavia, laddove esistessero specialisti del movimento in ambito oncologico, questi non potrebbero comunque operare nel sistema sanitario italiano in quanto non riconosciute come figure sanitarie.

A fronte di tutto ciò, chi ne paga le spese sono sicuramente le donne con cancro al seno. Ma, come abbiamo già detto nella parte introduttiva del presente articolo, a tutto c’è sempre, o quasi, una soluzione. Infatti, numerose sono le strategie che possono essere messe in atto per contrastare gli effetti collaterali delle terapie e migliorare, così, la qualità della propria vita. Per esempio, preferire il camminare all’utilizzo delle auto o bus; sfruttare le “palestre a cielo aperto” e fare jogging nei parchi e pinete presenti nei dintorni della propria abitazione; imparare a suonare uno strumento musicale che prevede l’utilizzo di entrambi gli arti superiori e inferiori (es, batteria); iscriversi ad un corso di danza, yoga o arti marziali asiatiche come l’Aikido e il Tai Chi.

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In attesa di cambiamenti del sistema sanitario italiano in tema di esercizio fisico e cancro al seno, giovani volontari, esperti in diversi settori, si sono riuniti e hanno avviato un progetto denominato NEMO. Un progetto mediante cui è possibile, a partire dal primo ottobre 2018, richiedere una consulenza di un esperto in esercizio-terapia nelle malattie oncologiche per ricevere suggerimenti e consigli su come sfruttare il potente strumento dell’esercizio fisico per ridurre i principali effetti collaterali delle terapie oncologiche.

E ricorda che…

“niente impedirà al sole di sorgere di nuovo, neppure la notte più scura. Poiché, oltre la nera cortina della notte,c’è sempre un’alba che ci aspetta.”

(Kahlil Gibran)

Antonio De Fano ©

Bibliografia:

  • Adraskela, K., Veisaki, E., Koutsilieris, M., & Philippou, A. (2017). Physical Exercise Positively Influences the Breast Cancer Evolution. Clinical Breast Cancer, 17(6), 408-417
  • Browall, M., Mijwel, S., Rundqvist, H., & Wengström, Y. (2016). Physical Activity During and After Adjuvant Treatment for Breast Cancer: An Integrative Review of Women’s Experiences. Integrative cancer therapies, 1-15
  • Friedenreich, C. M., Neilson, H. K., Farris, M. S., & Courneya, K. S. (2016). Physical activity and cancer outcomes: a precision medicine approach. Clinical Cancer Research, 22, 4766-4775
  • Lipsett, A., Barrett, S., Haruna, F., Mustian, K., & O’Donovan, A. (2017). The impact of exercise during adjuvant radiotherapy for breast cancer on fatigue and quality of life: A systematic review and meta-analysis. The Breast, 32, 144-155

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