Oltre la paura: l’assistenza psicologica per il benessere psico-fisico​

Pubblicato da Maria Chiara Carriero il

impatto psicologico malattia oncologia

L’impatto della diagnosi tumorale, lo stress e i cambiamenti corporei causati dalle terapie possono influenzare negativamente la qualità della vita dei pazienti oncologici, non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico. Ciò nonostante, ancora poche persone usufruiscono di un supporto psiconcologico durante un momento così importante. Ma cos’è veramente la Psico-oncologia? Quali sono gli obiettivi principali di un trattamento psiconcologico? E quando è opportuno ricorrere ai farmaci? Cercare di rispondere a queste domande significa aumentare la consapevolezza dei pazienti oncologici e migliorare la qualità della loro vita. Infatti, intraprendere un percorso terapeutico psiconcologico significa prendersi cura di sé.

L’impatto psicologico della malattia oncologia

La malattia oncologica ha un impatto globale sul paziente, influenza tutte le sfere della sua vita e ciò conferma l’importanza di prendersi cura della persona nella sua interezza fisica e sociale, ma anche psicologica. Infatti, da alcuni studi condotti tra il 1983 e il 1997 è emerso che il 47% dei pazienti oncologici manifesta un disturbo attinente alla sfera psichica [1,2,3]. In particolare, i disturbi d’ansia e i disturbi dell’umore arrivano a colpire fino al 58% dei pazienti, e questi non sono gli unici quadri psicopatologici che possono svilupparsi in associazione alla malattia oncologica. Per esempio, tra i disturbi della sfera psichica più comuni troviamo:

  • disturbi depressivi;
  • disturbi dell’adattamento;
  • stress;
  • alterazione dell’immagine di sé;
  • aggressività;
  • senso di ingiustizia;
  • delirium e rischio di suicidio (soprattutto nelle fasi più avanzate della malattia) [4].

Ogni paziente affronta la malattia in modo unico, attraverso un processo di adattamento e cambiamento, non solo fisico, ma anche mentale. Cambia, infatti, il modo di percepire e sentire il proprio corpo, la percezione che si ha del mondo e della vita, cambiano le relazioni familiari, sociali e professionali [5]. A proposito della sfera socio-relazionale, l’esperienza della malattia influenza soprattutto il rapporto di coppia, quello con i figli e le relazioni e le dinamiche familiari in genere [67]. La capacità di far fronte a queste difficoltà dipende da diversi fattori, tra cui gli aspetti culturali, religiosi, i livelli di istruzione, l’assetto psicologico, la personalità, lo stile di coping, e così via [8].
La cura del paziente oncologico deve, quindi, superare la prospettiva strettamente medica e considerare anche il ruolo degli eventi stressanti, la vulnerabilità individuale, il modo di percepire, valutare e rispondere al proprio stato di salute. Per cui, la conoscenza e la valutazione delle implicazioni psicologiche rappresentano elementi centrali per un approccio globale alla persona assistita.

I bisogni psicologici del paziente oncologico​

Alcuni  tra i bisogni psicologici della persona che vengono profondamente influenzati dalla diagnosi di tumore sono:

  1. Autonomia: la malattia può determinare la percezione di perdita o la riduzione dell’autonomia, non solo fisica, ma anche affettiva, con una possibile accentuazione del bisogno di dipendenza;
  2. Identità: la malattia oncologica può modificare l’immagine corporea, della propria intimità e della propria immagine sociale, influenzando, così, le identità della persona, tra cui quelle di donna, moglie, mamma, figlia, amica e/o professionista;
  3. Autostima: la modifica della propria identità e la riduzione dell’autonomia riducono il livello di autostima, fino ad una sensazione di inutilità e di precarietà esistenziale.

A causa degli alti livelli di distress (stress negativo), ansia e depressione [9], un altro bisogno percepito come importante da parte del paziente è l’essere sostenuti psicologicamente durante la cura. I pazienti riferiscono, infatti, un senso di abbandono da parte della rete sociale e amicale e una percezione di distacco e distanza da parte delle istituzioni preposte alla cura. Un ulteriore bisogno molto frequentemente riportato dai pazienti è riappropriarsi della propria quotidianità in termini di ritmi, abitudini di vita e della propria identità nella fase post-trattamento [10].

Quelli appena descritti sono tra i principali bisogni giustificati di fronte ad una malattia così traumatica e sconvolgente come il cancro. Tuttavia, nonostante tale impatto, ancora poche persone usufruiscono di un supporto psicologico. Inoltre, i centri ospedalieri che intervengono per far fronte a tali bisogni sono ancora troppo pochi, e questo non può far altro che rallentare il raggiungimento di un pieno benessere del paziente a seguito della malattia [11]. I servizi sanitari, invece, pongono particolare attenzione al soddisfacimento dei bisogni di autodeterminazione, di cura equa, di dignità e rispetto della persona, con particolare riguardo all’informazione data al paziente e all’esigenza dei pazienti di auto-determinare il proprio percorso di cura. Le associazioni, al contrario, attraverso la promozione di attività socializzanti rispondono al bisogno di aggregazione, compagnia e sostegno, sia per il paziente che per i familiari. Se da un lato, quindi, i servizi sanitari e le associazioni rispondono a molti dei bisogni fondamentali della persona e, nello specifico, del paziente oncologico, altre necessità, come il supporto terapeutico psiconcologico durante e post-trattamento, rimangono non adeguatamente considerate.

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La Psiconcologia per affrontare al meglio la malattia oncologica​

Come richiesto dalle linee guida internazionali (National Comprehensive Cancer Network-NCCN) e nazionali (Piano Oncologico Nazionale 2010-2012 del Ministero della Salute e Documento Tecnico di Indirizzo 2011-2013), l’assistenza psicologica per i malati oncologici costituisce un elemento importante del percorso terapeutico in campo oncologico. Da quanto già riportato nei paragrafi precedenti, è evidente che la diagnosi di tumore innesca una crisi nella quale il supporto psicologico può favorire l’adattamento e la resilienza del paziente, riconoscendo i suoi bisogni e aiutandolo ad affrontare il percorso di cambiamento fisico e mentale a cui si va incontro [12]. Il National Cancer Plan (1972) e l’European Organization for Research and Treatment for Cancer (EORTC) riconoscono la necessità di un’integrazione tra variabili fisiche e variabili psicosociali, favorendo la diffusione di ‘Servizi di Psiconcologia’ applicati all’assistenza oncologica.

La sofferenza e il disagio emotivo che si sviluppano a fronte di una diagnosi di tumore e che  minacciano la stabilità e l’equilibrio del paziente, in quanto persona, e delle  loro famiglie [13], ha portato allo sviluppo della psico-oncologia [14]. La specificità della psiconcologia consiste nel rivolgersi ad un paziente il cui disagio non dipende da un disturbo psicopatologico, ma è generato dalla situazione traumatizzante della malattia. Si tratta di una disciplina nata alla fine degli anni Settanta che si inserisce in un campo a metà tra l’oncologia, da un lato, e la psicologia e la psichiatria, dall’altro. La psiconcologia, in particolare, analizza l’impatto psicosociale delle malattie neoplastiche sul paziente e sulla famiglia, nonché il ruolo dei fattori cognitivi, emotivi e comportamentali nella prevenzione, nella diagnosi e durante la cura. Con la psiconcologia si cerca, quindi, di promuove l’empowerment della persona, garantendo la migliore assistenza possibile durante la permanenza in struttura, attraverso un approccio multidisciplinare e centrato sul paziente.

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In breve, il trattamento psiconcologico offre sostegno ai pazienti oncologici chi si trovano in un momento di particolare difficoltà e cerca di accompagnare la persona verso la risoluzione della crisi, migliorando la qualità della vita e limitando il rischio di conseguenze psicopatologiche. Un aspetto fondamentale della psiconcologia è l’aderenza al trattamento, ossia la compliance.  Sulla base di ciò, l’intervento psiconcologico si propone di:

  • gestire lo stress, favorendo il recupero del proprio benessere psico-fisico, ristabilendo la qualità di vita antecedente la diagnosi;
  •  individuare modalità di pensiero, risorse e meccanismi di coping per affrontare in modo efficace le situazioni critiche e favorire la modifica dei comportamenti a rischio (es. tabagismo, assunzione di alcol);
  • apprendere tecniche di gestione delle emozioni negative, come le tecniche di rilassamento.

Le occasioni di intervento psicologico possono avvenire in contesto ospedaliero o a domicilio, con il coinvolgimento di tutta la rete socio-assistenziale del paziente. La psicoterapia può essere individuale, familiare o di coppia. La terapia o consulenza di gruppo, invece, attraverso la creazione di spazi di lavoro e di condivisione in gruppi di pazienti con esperienze simili, potenzia l’emergere di visioni alternative circa le modalità di reagire alla malattia. Infine, ci sono servizi di sportello online, che raggiungono i pazienti e le famiglie che non riescono ad avere un supporto “fisico” all’interno della struttura ospedaliera.

Quando è necessario ricorrere ai farmaci?

A fronte di una malattia come il tumore, alcune persone trovano le risorse necessarie a far fronte alla difficile situazione in cui si ritrovano, risorse che, a volte, non sapevano neanche di possedere.  In molti casi, però, reazioni emotive di rabbia, tristezza e ansia possono raggiungere livelli così elevati da strutturarsi come psicopatologia (es., attacchi di panico, fobie, insonnia, depressione), manifestazioni croniche e intensa sofferenza tale da compromettere il funzionamento psicosociale e le relazioni sociali dell’individuo. In questi casi, potrebbe essere opportuno parlare di “reazione patologica” all’evento avverso e chiedere consiglio al proprio medico per una terapia farmacologica può risultare una strategia vincente. Infatti, il trattamento farmacologico può aiutare a ridurre l’intensità delle risposte emotive. Tuttavia, è importante sottolineare che, se non abbinato all’intervento psicoterapico, la terapia farmacologica potrebbe risultare fallimentare ed esporre il soggetto a importanti ricadute. In generale, il suggerimento è di non affidarsi solo ed esclusivamente a soluzioni preconfezionate, che siano esse farmaci o la terapia, ma cercare di essere parte attiva del cambiamento che si vuole ottenere. Ciò favorisce un cambiamento più solido e duraturo, che migliora anche altri aspetti della propria vita, a prescindere dalla malattia.

Conclusione

È indubbio quanto, oggi, risulti fondamentale avere una visione olistica del benessere, considerando l’inscindibilità della componente biologica da quella emozionale. Conoscere l’impatto psicosociale della malattia oncologica aiuta non solo il paziente, ma anche il medico sia nella fase di comunicazione delle informazioni sia in una fase successiva di post-trattamento, momento importante per riappropriarsi della propria quotidianità in termini di ritmi, di abitudini di vita e della propria identità. È importante, quindi, supportare il paziente già dalla prima visita, al fine di limitare le reazioni emotive che potrebbero condizionare la capacità di gestire in modo ottimale il percorso terapeutico. Le associazioni e i centri di ascolto, attraverso la promozione di varie attività, rispondono a questo bisogno. Alla luce di ciò, “Nemo – Allenamento e Cancro”, oltre ad occuparsi della relazione tra attività fisica e cancro al seno, ha ritenuto fondamentale includere servizi complementari indispensabili per il raggiungimento della missione: migliorare la qualità della vita delle donne con tumore della mammella. Tra questi servizi, troviamo proprio uno sportello di ascolto psicologico. Si tratta di consulenze gratuite per tutti gli associati, tenute da psicologi specializzati in psiconcologia, al fine di favorire la ripresa della persona, a 360 gradi. Oltre a ciò, anche gli allenamenti proposti da Nemo si fondano su evidenze scientifiche che informano la comunità dei professionisti dell’esercizio fisico circa le caratteristiche che dovrebbe avere un intervento per far sì che anche la componente psichica venga positivamente stimolata. Si pensi all’influenza degli ambienti all’aperto in cui si pratica attività fisica, del gruppo, alla presenza della musica. Ciò è un’ulteriore conferma di quanto il benessere psicologico sia importante tanto quanto quello fisico. Per maggiori informazioni, visitare il sito o cliccare qui.

 

Maria Chiara Carriero©

Psicologa – Psicoterapeuta in Formazione

Esperta in Psiconcologia e Neuropsicologia


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