Pubblicata l’ultima revisione scientifica internazionale su attività fisica, sedentarietà e cancro al seno: quali sono le novità?

Nel 2010, l’American College of Sports Medicine (ACSM) pubblica il report internazionale su attività fisica e cancro. Da allora, sono stati pubblicati numerosi articoli scientifici focalizzati sulla relazione tra attività fisica e cancro. A distanza di dieci anni, l’ACSM convoca una seconda tavola rotonda al fine di aggiornare lo stato attuale dell’arte in relazione a questo specifico argomento. Da questo lavoro di revisione sono emersi importanti novità che rafforzano il valore preventivo e terapeutico dell’attività fisica nei confronti del cancro. 

Dalla tavola rotonda del 2008 a quella del 2018

Nei primi anni 2000, c’erano già sufficienti evidenze scientifiche per affermare che il cancro al seno fosse una forma tumorale prevenibile mediante l’attività fisica, e che interventi basati sull’esercizio fisico potessero prolungare la sopravvivenza dei pazienti oncologici e migliorare la qualità della loro vita. Nel 2008, l’American College of Sports Medicine (ACSM) organizza una tavola rotonda focalizzata, principalmente, sul ruolo dell’esercizio fisico nella sopravvivenza. Così, nascono le prime note linee guide internazionali in tema di attività fisica e cancro [1]. Dai risultati di questo lavoro è emerso che il cancro al seno è la forma tumorale che può maggiormente beneficiare degli effetti dell’attività fisica e quella che presenta meno controindicazioni all’allenamento.  Leggendo questo documento, è possibile facilmente comprendere come il cancro al seno sia la forma tumorale a cui è stata prestata maggiore attenzione. Infatti, al cancro al seno, sono state dedicate addirittura tre pagine, con una parte relativa all’esercizio fisico svolto durante il periodo di chemioterapia e radioterapia e una ulteriore parte relativa allo svolgimento dell’esercizio fisico a seguito degli appena menzionati trattamenti oncologici.

Nell’ultimo decennio, come già evidenziato in un nostro precedente articolo [2], il numero di studi scientifici incentrati sulla relazione tra attività fisica e cancro è cresciuto esponenzialmente, e ciò ha condotto l’ACSM a convocare una seconda tavola rotonda nel marzo 2018 con l’obiettivo di revisionare e riassumere le prove scientifiche per meglio comprendere il ruolo dell’attività fisica nella prevenzione e controllo del cancro. I risultati di questo lavoro sono stati pubblicati qualche settimana fa [3]. Una delle più importanti novità emerse è stata l’efficacia preventiva dell’attività fisica nei confronti di molti più tumori di quanto si pensasse solo 10 anni fa. Tra questi troviamo non solo il cancro al seno e al colon, ma anche il carcinoma renale, dell’endometrio, della vescica, dello stomaco e l’adenocarcinoma esofageo. Inoltre, evidenze moderate esistono anche in riferimento al cancro ai polmoni.

La quantità di attività fisica raccomandata

Relativamente alla quantità di attività fisica consigliata per beneficiare di tali effetti preventivi, la regola base è sempre la stessa: “più ne fai, meglio è!”. Infatti, è emerso che all’aumentare dei livelli di attività fisica, il rischio di sviluppare un cancro si riduce. Ad ogni modo, la quantità precisa necessaria per ridurre il rischio di cancro deve essere ancora determinata. Nel frattempo, l’ACSM raccomanda da 150 a 300 minuti a settimana di attività aerobica svolta a intensità moderata oppure da 75 a 150 minuti a settimana di attività aerobica svolta a intensità vigorosa.  Infatti, anche se svolgere attività fisica a bassa intensità (es, camminare) è sempre meglio di non svolgerla affatto, i migliori benefici per il cancro al seno sono stati riscontati in relazione all’attività fisica ad intensità moderata e vigorosa. Per intenderci, una attività aerobica (es, corsa) svolta a intensità moderata è una attività durante cui riusciamo a parlare ad alta voce, seppur con piccole difficoltà, contrariamente a quanto accade nelle attività aerobiche svolte a bassa intensità durante il quale si può tranquillamente sostenere una conversazione senza alcun tipo di problema. Nell’intensità vigorosa, invece, parlare ad alta voce risulta molto difficile per via dello sforzo cardiovascolare in atto.

Il ruolo rilevante della sedentarietà

Un’altra grande novità introdotta nella tavola rotonda del 2018, è stata l’inclusione del ruolo della sedentarietà nella prevenzione e controllo del cancro. Studi recenti sembrano confermare che il tempo speso in attività sedentarie è un fattore di rischio per il cancro diverso dalla inadeguata quantità di esercizio fisico svolto. Infatti, non è raro incontrare persone che si allenano anche tutti i giorni, per una o due ore al giorno, ma che passano decine di ore al giorno seduti ad una sedia, per lavorare o studiare. In altre parole, anche chi si allena può essere soggetto agli effetti negativi della sedentarietà. Il modo migliore per ridurre gli effetti deleteri dei comportamenti sedentari è aumentare l’attività fisica spontanea, un tipo di attività fisica che non viene svolta in palestra, in casa oppure outdoor al fine di raggiungere uno specifico obiettivo che, nel nostro caso, potrebbe essere un miglioramento della salute e benessere. Al contrario, si tratta si tratta di un’attività fisica non strutturata e non svolta per un obiettivo specifico, ma funzionale allo svolgimento della vita quotidiana. Essa include attività come andare a lavoro a piedi o in bici, dedicarsi ad attività casalinghe e/o di giardinaggio, salire le scale a piedi anziché con l’ascensore o scale mobili, e così via.

Attività fisica, sedentarietà e mortalità

Le evidenze scientifiche a supporto del ruolo di prevenzione dell’attività fisica nel cancro, e in particolare nel cancro al seno, hanno spinto i ricercatori a indagare sulla relazione tra attività fisica e mortalità tra i sopravvissuti al cancro. Le ricerche che hanno esaminato l’associazione tra quantità di attività fisica svolta prima e/o dopo la diagnosi di cancro e la mortalità, sia specifica per il cancro sia generale (ossia, per qualsiasi altra causa diversa dal cancro), sono cresciute rapidamente nell’ultimo decennio. Le evidenze più significative relative all’attività fisica pre-diagnosi sono state riscontrate nel cancro al seno e nel carcinoma colorettale: i più alti livelli di attività fisica svolta prima della diagnosi è risultata essere associata al 18% di possibilità in meno di decesso a causa del cancro al seno e al 23% nel caso del carcinoma colorettale. Inoltre, questa era anche associata alla riduzione del rischio di decesso per qualsiasi altra causa diversa dalla malattia oncologica specifica, compresa tra il 13% e il 25%. Quando si parla di attività fisica svolta dopo la diagnosi di cancro, la situazione migliore ulteriormente: senza fare una distinzione tra le varie forme di cancro, le più alte quantità di attività fisica erano associate ad una riduzione del rischio di mortalità cancro-specifica compresa tra il 26% e il 69% e ad una riduzione del rischio di mortalità generale compresa tra il 21% e il 45%. Al contrario, adottare comportamenti sedentari aumenta il rischio di mortalità per il cancro del 12/13%.

Quale sarà il prossimo step?

Da quanto riportato da queste ultime raccomandazioni ACSM 2019, si evince che l’attività fisica, svolta prima e/o dopo una diagnosi di cancro, previene molte forme tumorali, tra cui il cancro al seno, e riduce il rischio di mortalità in percentuali importanti. Un ruolo rilevante, in termini di prevenzione e riduzione della mortalità, è assunto dalla riduzione del tempo speso in attività sedentarie. Dunque, essere fisicamente attivi e ridurre la sedentarietà sono due fattori chiave per persone di tutte le età al fine di prevenire e controllare il cancro. In un mondo in cui un adulto su quattro è fisicamente inattivo, il punto di vista dell’ACSM è il seguente:

“(…) gruppi chiave, come i professionisti sanitari e della salute pubblica e gli specialisti dell’attività fisica, possono tutti avere un ruolo determinante nel divulgare e promuovere i benefici dell’attività fisica per la prevenzione e il controllo del cancro. Inoltre, la comunità scientifica può studiare quali sono gli aspetti più rilevanti alla base della relazione tra attività fisica e cancro. Per ottenere un impatto su vasta scala, un ampio impegno da parte di esperti nella prevenzione, nella cura e nel controllo del cancro, in collaborazione con altre parti interessate, potrebbe contribuire a realizzare una visione condivisa di un mondo più attivo fisicamente e, quindi, più sano.”

I prossimi step necessari a migliorare la comprensione della relazione tra attività fisica e cancro, e a rendere più efficiente ed efficace la pratica clinica relativa all’utilizzo dell’attività fisica nel trattamento del cancro, prevendono, sicuramente, l’individuazione delle caratteristiche quantitative e qualitative dell’esercizio fisico. Caratteristiche che devono prendere in considerazione numerose variabili, come la forma tumorale specifica, il periodo terapeutico e altri fattori individuali come sesso, età, stato di salute generale e condizioni psicologiche e socio-economiche specifiche. A questo proposito, la scienza si sta già muovendo nella giusta direzione per quanto riguarda il cancro al seno. Infatti, attualmente è attivo un progetto di ricerca chiamato Alberta Moving Beyond Breast Cancer cohort study, che prevede una valutazione oggettiva dell’attività fisica, del comportamento sedentario, della fitness individuale e dei sintomi riportati da 1.500 pazienti con cancro al seno [4]. Ciò permetterà, sicuramente, di comprendere meglio come e quando utilizzare l’attività fisica per ridurre l’impatto del cancro al seno e migliorare, così, la quantità e la qualità di vita delle donne e uomini con questa malattia.   

Antonio De Fano ©

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