Può l’esercizio fisico modificare il microambiente tumorale?

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Il tumore al seno triplo negativo rimane tutt’ora una delle forme più aggressive e difficilmente trattabili. In questo contesto, il contributo dell’esercizio fisico potrebbe non essere limitato alla riduzione degli effetti collaterali, bensì contribuire a combattere attivamente il tumore, contrastando alcuni dei modi da esso usati per crescere e propagarsi. 

In un precedente articolo, abbiamo già parlato di tumore al seno triplo negativo e di nuove, importanti conquiste in ambito terapeutico. L’avvento dell’immunoterapia per questo particolare tipo di cancro, infatti, può rappresentare un punto di svolta per un tipo di malattia con un ventaglio limitato di opportunità terapeutiche tra cui scegliere [1]. Ad oggi, come vi abbiamo già raccontato, il tumore al seno triplo negativo (d’ora in avanti TNBC) rappresenta un tipo di cancro particolarmente aggressivo, la cui diagnosi presuppone un lungo ed intenso percorso di cura per la donna. 

Un numero sempre crescente di studi, raccolti da Deborah Agostini e dai suoi collaboratori in un lavoro di revisione della letteratura scientifica pubblicato nel 2018, suggerisce che l’attività fisica possa rappresentare un importante strumento di supporto all’oncologo. 

Di certo, gioca un ruolo fondamentale l’insieme di effetti benefici, già trattati ampiamente dall’associazione Nemo e non solo, che l’esercizio fisico svolge sulla condizione generale di benessere della persona. Solo per fare un esempio, uno stato di forma fisica ottimale, pone il corpo in condizione di sopportare lo stress associato al percorso di cure a cui si andrà in contro, non solo a livello psicologico, ma anche biologico. In modo particolare nel caso del TNBC, un’attività fisica adattata e svolta con regolarità potrebbe avere un effetto molto più diretto ed incisivo sul tumore, agendo tanto in ambito di prevenzione quanto terapeutico [2].

Il microambiente tumorale

Siamo soliti pensare ad un tumore come ad un ammasso di cellule che, in preda a chissà quale delirio anarchico, si riproducono in modo incontrollato all’interno del corpo umano. In realtà, si tratta di qualcosa di molto più complesso. Per riuscire nel proprio intento, il tumore trasforma a proprio vantaggio quanto lo circonda, talvolta modificandolo fino a farlo diventare qualcosa a sé stante: il microambiente tumorale, un’oasi privilegiata il cui le cellule cancerose possono crescere al riparo da quanto le minaccia. 

Il microambiente tumorale è un po’ come un piccolo esercito di funzionari corrotti all’interno dello Stato (il corpo umano). Improvvisamente, le cellule e le strutture che circondano il tumore si ritrovano a farne gli interessi, anche a discapito della propria integrità, nei modi più svariati: 

  • proteggendolo dai farmaci che usiamo per ucciderlo; 
  • fornendogli nutrimento;
  • fornendogli fattori di crescita, gli stimoli necessari affinché il tumore possa accrescersi.

Inutile dire che, così facendo, i nostri sforzi vengono vanificati. Non a caso, la medicina degli ultimi anni è alla ricerca di un modo per rompere questo circolo vizioso: alterare la relazione tra il tumore e il microambiente che lo circonda per renderlo più vulnerabile. 

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L’attività fisica cambia le carte in gioco

Lo stile di vita ha, potenzialmente, una grande influenza sul microambiente tumorale, in modo particolare quando parliamo di attività fisica. Il grande potere dell’esercizio fisico, infatti, è quello di riuscire ad agire in tutto il corpo, anche in sedi molto distanti da quelle coinvolte nell’attività in sé e per sé. 

Il modo in cui trasformare la propria vita da sedentaria ad attiva agisce sul microambiente tumorale è riassunto nella figura riportata in basso, tratta da un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Reviews Cancer [3]. Per farla breve, se essere pigri è un ottimo modo per creare condizioni favorevoli al tumore all’interno del nostro corpo, trasformarci in persone attive ci porta esattamente nella direzione opposta. 

Nel dettaglio, una vita sedentaria porta ad un aumento nel corpo di:

  • Fattori di crescita: sostanze che portano le cellule a proliferare.
  • Ormoni sessuali (estrogeni e testosterone), che predispongono all’insorgenza di alcuni tipi di tumore, tra cui il tumore al seno e alla prostata. 
  • Condizioni infiammatorie: l’infiammazione cronica dei tessuti è considerata una condizione che predispone all’insorgenza del tumore [4].
  • Disfunzioni del sistema nervoso autonomo: condizione che porta al funzionamento non corretto di numerosi organi e tessuti. 

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L’esercizio fisico svolto saltuariamente è già in grado di offrire alcuni benefici, migliorando l’ossigenazione dei tessuti, ad esempio, oppure inducendo il consumo dei grassi accumulati nell’organismo e sottoponendo il corpo ad uno stress “benefico”. Il massimo beneficio, tuttavia, possiamo ottenerlo attraverso una regolare attività fisica strutturata, rendendo così il nostro corpo “allenato”. Un corpo allenato è, infatti, in grado di causare la reversione di tutte le condizioni descritte poco sopra. In questo modo, si potrebbe alterare positivamente il microambiente tumorale, rendendolo non più un alleato del tumore, bensì un avversario. In che modo? Migliorando la circolazione e rendendo, così, il tumore maggiormente accessibile al sistema immunitario e ai farmaci che useremo contro di lui, sottraendogli nutrimento prezioso e, soprattutto, spegnendo alcuni di quelli che potremmo definire i “motori” del tumore [3].

L’esercizio per spegnere i motori al tumore

Una nutrizione corretta ed una adeguata restrizione calorica quando necessario, così come l’attività sportiva regolare, sottopongono il corpo ad una serie di “stress” di tipo benefico. Il nostro corpo, come ogni sistema ben organizzato, è dotato di molecole “sensore” in grado di avvertire questo tipo di stress ed avviare le misure necessarie affinché il corpo non ne venga danneggiato, ma possa trarne il massimo dei benefici. 

Una delle prime misure utilizzate dalle nostre cellule per tutelarsi in caso di stress è il riposo: la potenza di tutte le macchine viene impostata al minimo in attesa che vengano a ristabilirsi le condizioni migliori per riprendere le attività iniziate in precedenza. 

Tuttavia, se le cellule sane sono abituate a questo tipo di meccanismo e, anzi, è per loro un toccasana, lo stesso non può dirsi per le cellule tumorali. Una cellula tumorale è una macchina che non ha regole e, quando sottoposta a questo tipo di stress, spesso non è più in grado di difendersi e di crescere, finendo per danneggiarsi, se non morire. 

Fare attività fisica, quindi, è un ottimo modo di mettere il tumore in condizioni non ottimali e renderlo più vulnerabile alle terapie ed al nostro sistema immunitario: 

  • riducendo la disponibilità di nutrienti
  • spegnendo quelle vie di segnale che sostengono la crescita e la replicazione delle cellule tumorali.

Si ipotizza che questo sia uno dei modi attraverso cui l’esercizio fisico, tanto quello intenso quanto quello moderato, riduce il rischio di insorgenza del tumore al seno e, in particolare, del TNBC [2]. Ciò nonostante, non si conosce ancora nel dettaglio il meccanismo attraverso cui ciò accade. Un motivo in più per sostenere ed intensificare la ricerca sugli effetti dell’esercizio fisico sul corpo umano

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In pillole

Fare attività fisica fa bene al nostro corpo, su questo non ci piove, e Nemo non si stancherà mai di ricordarlo. Tuttavia, il suo contributo potrebbe essere molto più rilevante di quanto fino ad oggi ipotizzato. Sebbene i meccanismi attraverso cui l’esercizio fisico riduce l’insorgenza del tumore al seno non siano ancora del tutto caratterizzati, gli studi epidemiologici fino ad ora condotti hanno qualche interessante suggerimento per noi. 

Fare attività fisica regolare potrebbe creare un ambiente ostico allo sviluppo del tumore, attraverso la riduzione dei livelli di ormoni circolanti, della disponibilità di nutrienti, ma anche attraverso la modificazione del microambiente tumorale, una nicchia normalmente votata alla protezione delle cellule cancerose, ma che possiamo tentare di piegare a nostro vantaggio. 

Bene, se quel che vi serviva era un altro motivo per rispolverare le scarpette da ginnastica, noi di Nemo abbiamo provato a darvelo. 

 

Silvia D’Amico © 

Ricercatrice in Oncologia Traslazionale 

PhD in Biologia Cellulare e Molecolare

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