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Sindrome della spada di damocle

La paura della recidiva, o Sindrome della spada di Damocle, è definita come “la paura, l’ansia e la preoccupazione legate alla possibilità che il tumore possa ripresentarsi, nello stesso luogo o in un’altra parte del corpo” [1].
Chi colpisce e in che forma? Cosa accade ai soggetti che hanno questo timore? Quali sono le conseguenze e i trattamenti più efficaci? Vediamolo insieme, in questo articolo.

Che cos’è la paura della recidiva?

Il cancro ha un impatto negativo sulla sfera emotiva dell’individuo, non solo nel breve periodo, ma anche a distanza di anni. Uno dei fenomeni più diffusi e largamente studiati dalla letteratura scientifica in ambito psiconcologico riguarda la paura che il cancro possa ripresentarsi nel corso degli anni. A volte, tale paura è fisiologica, normale diremmo. Tuttavia, quando questo timore persiste ed è intenso può diventare disfunzionale influenzando, così, il benessere dell’individuo e causando la cosiddetta “paura della recidiva” o “Sindrome della spada di Damocle[1; 2].

 

La sindrome della spada di Damocle si manifesta con la paura, l’ansia e la preoccupazione legate all’eventualità di contrarre nuovamente una malattia dalla quale si è guariti. Come è possibile intuire, la paura della recidiva (in inglese, fear of cancer recurrence) è una delle più frequenti cause di disagio nei pazienti che hanno avuto una malattia oncologica [2]. In particolare, recenti lavori di revisione della letteratura scientifica suggeriscono che circa il 50% di ex-pazienti sperimentano questa paura, da moderata a grave. Inoltre, è stato osservato che, tale paura, si esprime soprattutto in occasione degli esami di controllo e nella fase di follow-up [2]. Le ripercussioni di una tale condizione clinica, di natura psicologica, possono essere numerose e di vario tipo. Ad esempio, può ridurre la percezione di benessere soggettivo, i livelli di concentrazione nelle attività quotidiane, limitare la capacità di progettare il futuro, causare pensieri catastrofici (cioè, pregiudizi cognitivi che portano a immaginare i peggiori scenari possibili) [3] e compromettere la qualità del sonno e  le relazioni sociali [4-5]. Nei casi più gravi, possono verificarsi anche episodi depressivi [6].

A differenza di altri disturbi d’ansia, la paura che caratterizza la sindrome della spada di Damocle non è affatto legata a problematiche irreali o irrazionali, come accade nel disturbo d’ansia generalizzato o in presenza di fobie. Al contrario, la sensazione di paura è associata ad una minaccia reale, quella che la malattia oncologica possa tornare, e le reazioni dei pazienti sono spesso razionali e appropriate [2]. Eppure, queste paure possono durare anche molto a lungo e si possono manifestare con un’alta intensità, a tal punto da influenzare il benessere personale [2].


Perché si chiama Sindrome della spada di Damocle?

Secondo il mito, Damocle era un cortigiano, membro della corte di Dionigi I, tiranno di Siracusa. Un giorno, Damocle fu invitato da Dionigi a sedere sul suo trono, per goderne i privilegi durante lo svolgimento di un banchetto. Durante la cena, Damocle alzò lo sguardo e notò, sopra la sua testa, una spada appesa a un filo, così sottile che poteva cadere e ucciderlo. Consapevole di ciò, e intimorito da questa minaccia, Damocle non riuscì più a godersi il banchetto e iniziò a sviluppare una sensazione di paura che la spada potesse cadergli addosso in qualsiasi momento. Damocle, allora, chiese di poter abbandonare il trono per tornare ai suoi umili panni di cortigiano. Con il tempo, l’espressione “spada di Damocle” è diventata una metafora  per indicare  quella situazione in cui l’individuo percepisce un pericolo reale che qualcosa possa accadere alla propria vita, salute o benessere, nonostante non si sappia se e quando questo possa concretizzarsi. Nel nostro caso, la spada è rappresentata dal cancro, un pericolo capace di sconvolgere all’improvviso la vita personale, familiare e sociale dell’individuo. Con il tempo, questo timore può trasformarsi in terrore e comportare l’incapacità di vivere il presente [7].

 

Chi colpisce la Sindrome della spada di Damocle?

La paura della recidiva è un fenomeno che si può verificare in tutti i pazienti oncologici, indipendentemente dalla sede specifica del tumore [5]. Molte sono le ricerche che hanno evidenziato questa paura, ad esempio, tra i pazienti con cancro alla prostata e ai testicoli, cancro ovarico, al seno, cancro alla testa e al collo [8-9]. Secondo diversi studi, inoltre, la paura della recidiva risulta essere abbastanza stabile nel tempo. Secondo altre, invece, tende a diminuire nei primi mesi dopo la diagnosi [9] o durante la riabilitazione [10]. Ad ogni modo, i soggetti più vulnerabili sono gli ex-pazienti, soprattutto giovani, e quelli che presentano stati emotivi ansiosi, indipendentemente dalla malattia [1].

Sindrome della spada di damocle

Cosa accade ai soggetti affetti da Sindrome della spada di Damocle? 

Preoccuparsi è una condizione del tutto normale di fronte ad un evento avverso come il cancro. Una sana preoccupazione ci mette in uno stato di allerta utile ad indirizzare le nostre energie per il fronteggiamento della situazione. Nei pazienti con Sindrome della spada di Damocle, invece, i pensieri negativi, la paura di recidiva e i comportamenti disfunzionali messi in atto per ridurla interagiscono tra di loro, generando un circolo vizioso (vedi Figura 1). In particolare, i pensieri e le convinzioni negative di avere una recidiva derivano da interpretazioni errate degli eventi e sono vissuti come intrusivi, disturbanti e difficili da interrompere.

 

Pensiero: “Credo che lo zucchero mi faccia tornare il tumore”.

 

Pensieri come questo innescano e incrementano lo stato ansioso e la paura che, in ultima istanza, causano malessere [11].

 

Emozione:Ho paura che lo zucchero mi faccia venire il tumore”.

 

Per cercare di proteggersi dai pensieri catastrofici, dall’ansia e dalla paura, spesso il paziente mette in atto una serie di comportamenti che nel breve termine aiutano ad attenuare l’ansia ma, nel lungo tempo, contribuiscono a mantenere e rafforzare le proprie convinzioni e le proprie paure. Per esempio, può capitare che il paziente si sottoponga a numerosi esami e controlli corporei per paura di avere un tumore. Oppure, a causa della paura eccessiva verso un risultato temuto, può capitare che rinvii un controllo medico o segua delle diete non adeguate per timore che un alimento possa causare il tumore. Purtroppo, questi comportamenti non hanno alcun effetto sul disturbo, che invece permane.

Comportamento: “Ho deciso di eliminare lo zucchero dalla mia alimentazione”.

Vari sono gli stimoli e le situazioni che possono generare lo stato emotivo ansioso:

  • un appuntamento di controllo;
  • un sintomo che ricorda quelli associati al tumore;
  • la diagnosi di tumore di un parente o amico;
  • segnali del corpo che, anche se neutri, sono percepiti come minacciosi;
  • l’anniversario in cui è stato diagnosticato il tumore;
  • il sentire parlare di cancro;
  • vedere luoghi associati alla malattia, come l’ospedale [12].

Ogni malessere viene interpretato come un segno di recidiva e si è convinti che, indipendentemente dalla prognosi, il cancro possa ritornare [13].

Sindrome della spada di damocle

Cosa fare?

Anche se, come abbiamo già detto, sentirsi ansiosi e spaventati per il ritorno della malattia può attenuarsi con il tempo, in alcuni casi occorre l’aiuto di uno specialista per affrontare questa situazione [2]. Le preoccupazioni e le rimuginazioni possono essere normali o patologiche, non tanto per i loro contenuti, quanto per la loro frequenza, e da come vengono interpretate.

Con il supporto psico-oncologico si apprendono strategie di controllo di questa paura, lavorando sulla dimensione del “qui e ora” , dando a questa dimensione il giusto peso, valorizzando le risorse personali per fronteggiare il programma di controlli e screening [2]. L’obiettivo principale del trattamento psicologico, dunque, è aiutare il paziente a regolare l’attivazione emotiva attraverso la “ristrutturazione cognitiva”. Con questa procedura, i pensieri disfunzionali e negativi, le credenze e convinzioni non adeguate alle circostanze, che causano un’interpretazione errata degli eventi, e la sintomatologia ansiosa possono essere modificati fino alla loro remissione.

Conclusioni

Con il presente articolo, si è cercato di creare uno spazio di attenzione su una problematica poco affrontata, ma vissuta da tanti pazienti e largamente studiata dai ricercatori: la paura della recidiva, anche chiamata Sindrome della spada di Damocle [2]. Rivolgersi ad un professionista per un sostegno psicologico è un gesto importante per prendersi cura di sé e, al fine di affrontare le problematiche psicologiche e questa delicata situazione, l’Associazione “Nemo – Allenamento e Cancro” ha ritenuto fondamentale includere, tra i diversi servizi, uno sportello di ascolto psicologico. La consulenza psicologica, in generale, ha un grande potenziale terapeutico. È un momento di ascolto utile a prevenire situazioni di disagio e favorire il benessere della persona.
“Nemo – Allenamento e Cancro” propone, quindi, degli incontri guidati da psicologi, specializzati in psiconcologia, per affrontare le difficoltà e i segnali di malessere che questa Sindrome può causare e rispondere con le giuste risorse.
Per maggiori informazioni, visitate il sito www.ne.mo.it.

 

Maria Chiara Carriero©

Psicologa – Psicoterapeuta in Formazione

Esperta in Psiconcologia e Neuropsicologia

 

 

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Una risposta.

  1. Elena Maria Foglia ha detto:

    Vorrei contattare una nutrizionista oncologa ed un sostegno psicologico. Da marzo non sono riuscita a prenotare né l una né l altro. Ho preso benissimo la malattia , forse con poca consapevolezza ed incoscienza all inizio, per ritrovarmi ora in uno stato di paura e disagio continuo. Sia sul cosa mangiare che soprattutto sulla paura ansiogena e paralizzante nel prenotare gli esami per il controllo di febbraio. Dimenticavo ho la tessera nemo dallo scorso anno. Elena maria Foglia tel 3460798555 mail elenafoglia17@gmail.com
    Grazie fino a poco tempo fa non sapevo come contattarvi. Grazie

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