Terapia Ormonale Sostitutiva in menopausa e cancro al seno: vediamoci chiaro

Pubblicato da Silvia D'Amico il

Terapia ormonale sostitutiva 1

La terapia ormonale sostitutiva in menopausa è largamente utilizzata fin dagli anni ’70 per combattere i principali disturbi associati all’insorgenza della menopausa. Sebbene essa non abbia gravi effetti collaterali nell’immediato, diventa sempre più concreta l’ipotesi che un suo uso prolungato sia legato ad un aumento del rischio di sviluppare cancro al seno.

La menopausa è vissuta da molte donne come una malattia, qualcosa di cui preoccuparsi e, in qualche modo, da curare. Si tratta, invece, di un fenomeno fisiologico che si verifica in media tra i 45 e 50 anni. È associato alla cessazione del ciclo mestruale e della funzione delle ovaie, responsabili della produzione degli ormoni femminili per eccellenza: gli estrogeni. Conseguenza naturale di ciò, è la diminuzione drastica del livello di estrogeni nel sangue e la comparsa di una serie di disturbi ad essa associata. In molti casi, essi risultano perfettamente gestibili, in altri diventano particolarmente invalidanti per la donna, costretta a cercare una soluzione per vivere questa transizione serenamente. Una di quelle maggiormente adottate è rappresentata dalla Terapia Ormonale Sostitutiva o TOS, che mira alla riduzione dei fastidi associati alla menopausa attraverso l’assunzione di estrogeni, da soli o in combinazione con progesterone. Questo tipo di terapia, tuttavia, ha pro e contro.

Disturbi in menopausa

L’insorgenza della menopausa altera sensibilmente la qualità di vita della donna. Sentiamo spesso parlare di vampate di calore, insonnia, sudorazione eccessiva, tachicardia e sbalzi della pressione arteriosa, ma anche di problematiche riguardanti la sfera emotiva, come irritabilità, difficoltà a concentrarsi, ansia, affaticamento e calo del desiderio.

Gli effetti, tuttavia, possono essere ben più profondi. Se fino alla menopausa, infatti, sono proprio gli estrogeni a proteggere le donne dalle malattie cardiovascolari, successivamente la loro incidenza aumenta notevolmente, fino a diventare la prima causa di morte per le donne in menopausa in Europa [1]. La cessata produzione di estrogeni e progesterone, infatti, aumenta il colesterolo circolante, il peso corporeo ed induce un accumulo del grasso nella zona dell’addome, un ulteriore fattore di rischio per cuore e vasi sanguigni.

Alla luce di ciò, non sorprende, che la donna in menopausa si rivolga al proprio ginecologo in cerca di una soluzione.

La terapia ormonale sostitutiva

Tra le varie opzioni offerte per combattere le problematiche associate alla Menopausa, c’è la cosiddetta Terapia Ormonale Sostitutiva o TOS. Come il nome stesso suggerisce, la TOS si propone di sostituire quegli ormoni femminili che il corpo non è più in grado di produrre con la menopausa, e quindi con la perdita di funzionalità delle ovaie: estrogeni e progestinici.  

L’impiego della Terapia Ormonale Sostitutiva in menopausa ha iniziato ad essere largamente diffuso a partire dagli anni ’70. Attualmente, ne fanno uso circa 12 milioni di donne, per un numero totale di 600 milioni di utilizzatrici a partire dal 1970. 

Ad oggi, il tipo di terapia più largamente utilizzata è quella che prevede l’assunzione combinata di estrogeni e progestinici, questo perché l’assunzione in menopausa di estrogeni per via orale è stata in precedenza associata con un rischio maggiore di insorgenza del tumore dell’utero [2].  Per questa ragione, la terapia sostitutiva con soli estrogeni viene consigliata solo per donne che hanno subito l’asportazione dell’utero.

L’efficacia della TOS è attualmente confermata solo per combattere le manifestazioni sintomatiche della menopausa (vampate di calore, irritabilità, risvegli notturni), quando queste diventano eccessive ed insostenibili. È per questo che non è più consigliata per prevenire problematiche come malattie cardiache ed osteoporosi in età avanzata. Non solo, le indicazioni per la terapia prevedono sempre l’utilizzo del più basso dosaggio di farmaco in grado di avere un effetto e per il più breve periodo di tempo possibile.

Terapia ormonale sostitutiva 2

I dati sul cancro al seno

L’età media di inizio dell’assunzione di ormoni coincide con quella di insorgenza dei primi disturbi associati alla menopausa. Un dato ovvio, se si pensa che la TOC non è altro che un modo per ridurne e combatterne i fastidi. Allo stesso tempo, i primi 10 anni dopo l’insorgenza della menopausa sono il periodo in cui sono più diffuse le diagnosi di cancro della mammella, con un 3% di donne con tumore al seno tra i 50 ed i 60 anni d’età.

Partendo da questa osservazione, studiare l’eventuale relazione tra utilizzo della terapia ormonale sostitutiva e insorgenza di tumore al seno è stata, in qualche modo, una naturale evoluzione. Gli studi condotti fino ad oggi erano sostanzialmente parziali ed incompleti. Nel 2019 uno studio retrospettivo, ossia che ha analizzato l’insieme di dati medici raccolti in numerosi progetti di ricerca precedenti, ha preso in considerazione circa 600.000 casi, tra donne sane e con tumore al seno invasivo, ponendosi l’obiettivo di rimediare alle mancanze degli studi del passato[3].

I dati analizzati hanno evidenziato che le donne che hanno iniziato la TOS poco dopo la menopausa hanno un rischio significativamente maggiore di sviluppare un carcinoma della mammella di tipo invasivo. Questo rischio si è rivelato essere più elevato per le utilizzatrici della combinazione estrogeni-progesterone, rispetto alle donne in trattamento esclusivamente con estrogeni.  A contare non è solo il tipo di terapia, ma anche la durata del trattamento. Maggiore, infatti, è il periodo di assunzione degli ormoni, più alto è il rischio di malattia che rimarrà elevato per più di dieci anni dopo l’interruzione della terapia, prima di  tornare a diminuire. In generale, però, il rischio rimane più alto per le donne attualmente in terapia rispetto a coloro che hanno deciso di sospenderla in passato. Gli autori dell’articolo si sono anche lasciati andare ad una stima: sembra che un impiego della terapia ormonale sostitutiva per un periodo compreso tra 5 e 10 anni sia in grado di aumentare l’incidenza del tumore al seno tra i 50 e i 70 anni di un 2%. [4]

Un mare di numeri per suggerire, quando possibile, di non utilizzare la TOS per combattere i disturbi della menopausa. E se pensate che non esistano altre strategie efficaci per risolvere il problema, vi sbagliate!

L’importanza del controllo del peso               

È stato dimostrato che sottoporsi per un periodo prolungato alla Terapia Ormonale Sostitutiva può rappresentare un fattore di rischio importante per il cancro al seno. Tuttavia, lo stesso studio ci regala un’osservazione ulteriore altrettanto interessante: il rischio di insorgenza di tumore al seno, per una donna lievemente obesa, è superiore rispetto a quello corso da una donna normopeso che fa uso di ormoni. Condurre uno stile di vita non salutare e non controllare il peso, quindi, è anche più pericoloso dell’affrontare la menopausa con l’aiuto della terapia ormonale. Il sovrappeso, ed ancor più un quantitativo di massa grassa eccessivo, sono infatti essi stessi fattori di rischio per l’insorgenza del tumore al seno. Questo perché il tessuto adiposo, il grasso per intenderci, produce estrogeni autonomamente, innalzando i livelli di ormoni nel sangue e predisponendo allo sviluppo di malattia.  

Inutile dire come, in questo frangente, l’attività fisica, soprattutto aerobica, possa accorrere in nostro aiuto, in quanto in grado di prevenire l’aumento di peso, rinforzare le ossa, aumentare la massa muscolare e ridurre il rischio di altre malattie (come cancro, diabete e malattie cardiache che sono più frequenti in menopausa). Non solo, l’attività fisica in menopausa rappresenta un valido alleato per contrastare quegli stessi disturbi che siamo abituati a combattere attraverso l’integrazione di estrogeni e progesterone. Praticare una regolare attività fisica anche in menopausa, quindi, non solo può aiutarci a mantenerci sane ed a prevenire l’insorgenza di innumerevoli tipologie di tumore, ma anche a combattere i fastidi associati alla transizione, consentendoci così di non usare o fare un uso minimo della terapia ormonale sostitutiva, abbattendo ulteriormente un fattore di rischio [5].

Terapia ormonale sostitutiva 3

In pillole

La Terapia Ormonale Sostitutiva rappresenta, attualmente, il rimedio più diffuso contro ai problemi sintomatici associati alla menopausa. Ciò nonostante, essa non è scevra di effetti collaterali, al punto che le attuali indicazioni per il suo impiego prevedono il più basso dosaggio ed il più breve periodo di utilizzo possibili. Un nuovo studio retrospettivo ha dimostrato che esiste un rischio maggiore di sviluppare un tumore al seno per le donne sottoposte a TOS, rispetto alle donne che non ne hanno mai fatto uso. Non di meno, il grave sovrappeso rappresenta un fattore di rischio ancora più importante.

 Ancora una volta, svolgere regolare attività fisica anche in menopausa può essere di grande aiuto, tanto nel controllo del peso e nella prevenzione di malattie metaboliche e cardiocircolatorie, quanto nel combattere i fastidi associati alla transizione.

Alla luce di ciò, diventa importante valutare attentamente insieme al proprio ginecologo quando la terapia ormonale sostitutiva è davvero indispensabile, ricordandoci che una buona passeggiata o una corsa in bicicletta potrebbero aiutarci a ridurre, quando non evitare, l’uso di questo tipo di farmaci.

Silvia D’Amico ©  


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