Tra il dire e il fare, c’è di mezzo…l’autopercezione: cancro e cambiamento degli stili di vita

Pubblicato da Antonio De Fano il

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A seguito di una diagnosi di cancro, molti pazienti riportano il desiderio di adottare stili di vita più sani e attivi. Tuttavia, le abitudini delle persone sono difficili da modificare, e solo una piccola percentuale di pazienti modifica il proprio stile di vita. Secondo un recente studio, l’autopercezione è uno dei fattori da cui dipende l’effettivo cambiamento.  Ma qual è la relazione tra autopercezione, atteggiamento e comportamento nei pazienti oncologici? 

Ognuno di noi ha vissuto, almeno una volta nella vita, un momento particolarmente negativo, emotivamente parlando. In questi momenti di forte stress, la possibilità di perdere il controllo è alta e il rischio di adottare comportamenti non salutari, come fumare, abusare di bevande alcoliche o mangiare chili di gelato o cioccolata, aumenta. Anche la diagnosi di cancro è un evento fortemente stressante che colpisce non solo la sfera emotiva, ma anche quella cognitiva, fisica e sociale. Perciò, viene spontaneo chiedersi se una diagnosi di cancro segni così tanto la persona colpita da motivarla a prendersi cura di sé, oppure determini la messa in atto di comportamenti deleteri per la salute.

La diagnosi di cancro: un momento di apprendimento?

Probabilmente, la diagnosi di una malattia come il cancro è un momento così “toccante” da motivare un fumatore a smettere di fumare, un sedentario a fare attività fisica e una persona in sovrappeso o in condizioni di obesità a curare la propria alimentazione e nutrizione. In effetti, a partire dallo studio condotto da McBride e collaboratori, pubblicato sulla rivista scientifica Psycho-Oncology nel 2000, la diagnosi di cancro è stata considerata un momento di apprendimento da cui emerge la volontà di adottare stili di vita più sani [1]. Una propensione che, tuttavia, sembra ridursi con il passare del tempo [2]. Può accadere, ad esempio, che un fumatore getti via il pacchetto di sigarette subito dopo aver ricevuto la diagnosi, per poi riprendere a fumare dopo qualche mese o anno. Dunque, il fatto che la diagnosi di carcinoma possa rappresentare un catalizzatore del cambiamento in positivo, non assicura l’effettiva adozione e/o la persistenza temporale di stili di vita sani e attivi. 

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Uno studio condotto nel 2010 dall’American Cancer Society ha riscontrato che, nonostante i cambiamenti di comportamento positivi fossero maggiori di quelli negativi, la loro entità nel medio-lungo periodo è risultata limitata e insufficiente. In particolare, il numero medio di comportamenti modificati in positivo è stato di soli 4 su un totale di 15 possibili. Inoltre, anche le buone abitudini più comuni, come sottoporsi a regolari controlli medici, mangiare cibi sani e assumere vitamine e/o integratori, sono stati riportati da meno di metà del campione studiato [3]. Nel complesso, i risultati di questo studio suggeriscono che, nonostante una diagnosi rappresenti un’occasione per migliorare il proprio stile di vita, le abitudini delle persone sono difficili da modificare. A conferma di ciò, da uno studio pubblicato alla fine del 2019, è emerso che, in seguito ad una diagnosi di cancro, i sedentari continuano ad essere sedentari, mentre le persone fisicamente attive continuano a praticare attività fisica, anche se in misura ridotta [4]. Inoltre, come già riscontrato da numerose precedenti ricerche, la maggior parte dei pazienti oncologici, incluse le donne con cancro al seno, non rispettano le linee guida internazionali in tema di cancro, nutrizione e attività fisica [5, 6, 7, 8].

Alla luce di quanto detto, sembrerebbe che molti individui, a seguito di una diagnosi di cancro, sviluppino una tendenza favorevole al cambiamento e all’adozione di stili di vita sani e attivi. Tuttavia, questa tendenza, che gli psicologi definiscono atteggiamento, si trasforma in vero e proprio e comportamento solo in un numero limitato di pazienti oncologici, mentre nella maggior parte dei casi non si verifica alcun effettivo cambiamento. Qual è, dunque, il  fattore determinante che influisce sulla decisione di cambiare, in meglio, le proprie abitudini di vita? Uno studio pubblicato a marzo 2020 da Xu e colleghi sulla rivista The European Journal of Clinical Nutrition suggerisce che uno dei fattori potrebbe essere la discrepanza tra come percepiamo i nostri comportamenti, ossia l’autopercezione, e gli effettivi comportamenti messi in atto [9]. L’idea è che affinché si possa ottenere un cambiamento verso l’adozione di comportamenti salutari è necessario sviluppare un atteggiamento favorevole al cambiamento. 

Dall’atteggiamento al comportamento, passando dall’autopercezione

Pocanzi, abbiamo definito l’atteggiamento come una tendenza che viene espressa con un certo grado di favore o sfavore nei confronti di un determinato argomento, verso ciò che ci circonda. Esempi classici di atteggiamento sono l’ottimismo, ossia la tendenza a favorire gli aspetti positivi a discapito di quelli negativi, e l’agonismo, ossia la tendenza ad assumere un comportamento competitivo in determinate situazioni. Nel corso della vita, però, gli atteggiamenti si possono modificare e, ad esempio,  possiamo passare dall’ottimismo al pessimismo. La formazione e/o l’eventuale modifica degli atteggiamenti possono avvenire in maniera consapevole o inconsapevole. La formazione consapevole di un atteggiamento può avvenire quando riflettiamo intenzionalmente su noi stessi, al fine di comprendere in che misura ci prendiamo cura della nostra salute e benessere. Secondo altri autori, la formazione degli atteggiamenti ha un ruolo funzionale nella nostra vita. Per esempio, gli atteggiamenti possono avere una funzione utilitaristica (es., adottare una corretta e sana alimentazione mi aiuterà ad affrontare meglio la malattia), conoscitiva (es., fare attività fisica mi aiuterà a conoscere meglio il mio corpo), ego-difensiva (es., migliorare l’alimentazione non avrà chissà quale effetto sulla mia salute) e di espressione dei valori (es., mi prenderò cura di me per la mia famiglia). 

Oltre a queste teorie, ne esistono altre secondo cui gli atteggiamenti si formano inconsapevolmente. Per esempio, lo psicologo sociale Robert Bolesław Zajonc afferma che comportarsi sempre allo stesso modo per un periodo di tempo relativamente lungo influisce sul modo in cui valutiamo un certo comportamento. In altre parole, se per anni abbiamo mangiato wurstel a cena, potremmo valutare questa abitudine in maniera positiva. La valutazione effettuata nei confronti dei nostri comportamenti è ciò che abbiamo chiamato autopercezione ed è proprio ciò che influisce sulla formazione dei nostri atteggiamenti

Quindi, tornando allo studio di Xue e colleghi (2020) [9], l’adozione di stili di vita sani dipende dalla tendenza individuale, favorevole o meno, al cambiamento di un comportamento che, a sua volta, è influenzata da come valutiamo i nostri comportamenti, ossia dalll’autopercezione.

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Per giungere a queste conclusioni, il gruppo di ricerca americano ha utilizzato la grande banca dati del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), i cui risultati forniscono una valutazione dello stato sanitario e nutrizionale di adulti e bambini degli Stati Uniti. In particolare, si è concentrato sui dati riguardanti l’apporto energetico giornaliero totale, la quantità di nutrienti (es., carboidrati, proteine e grassi) e la quantità consumata di sostanze che non apportano energia presenti nei cibi  e, quindi, definiti non-nutrienti (es., polisteroli e fitosteroli). Confrontando i dati raccolti su ciascun individuo con le linee guida nutrizionali, si è ricavato un indice di salute chiamato Healthy Eating Index (HEI): quanto più alto è il valore di HEI, tanto migliore è la qualità della dieta seguita dai soggetti. 

Dallo studio sono emersi valori relativamente bassi di HEI per i pazienti oncologici, il che riflette una discrepanza tra ciò che viene suggerito di mangiare e ciò che effettivamente si mangia. In altre parole, i pazienti oncologici non sembrano seguire le linee guida in tema di nutrizione. Per esempio, le linee guida dell’American Cancer Society sulla nutrizione per i pazienti oncologici raccomandano un modello dietetico ricco di frutta e verdura [10], mentre dai dati è emerso che le quantità di frutta e verdura presenti nella dieta di pazienti con cancro al seno è insufficiente rispetto alle quantità consigliate.

Oltre ai dati oggettivi sulle abitudini alimentari dei pazienti in esame, i ricercatori hanno preso in considerazione informazioni relative all’auto-valutazione della qualità della dieta da parte di ciascuno di essi. Dalla comparazione dei dati soggettivi con quelli oggettivi ricavati dalla HEI è stato possibile ricavare tre profili differenti di auto-percezione:

  • auto-percezione sopravvalutata: qualità percepita della dieta superiore alla qualità effettiva;
  • auto-percezione sottovalutata: qualità percepita della dieta inferiore alla qualità effettiva; 
  • auto-percezione corretta: qualità percepita in linea con la qualità effettiva. 

Dai risultati dello studio è emersa un’alta tendenza a sopravvalutare la qualità della propria dieta (56% del campione), mentre una bassissima percentuale di pazienti (9% del campione) la sottostima. Questo ha condotto i ricercatori a concludere che l’autopercezione, che in questo caso corrisponde a come percepiamo la qualità della nostra dieta, è un importante fattore psicologico che influenza il nostro comportamento, ossia il “come” e il “cosa” mangiamo: se fossimo più consapevoli della qualità della nostra dieta, potremo sviluppare un eventuale atteggiamento verso l’adozione di una dieta più sana ed equilibrata. Inoltre, è curioso notare che alcuni fattori associati alla sovrastima sono risultati l’istruzione e il reddito percepito: maggiore era il grado di istruzione, così come il reddito percepito, maggiore era la tendenza a sovrastimare la qualità della propria dieta. Probabilmente, quest’ultimo risultato è legato ad un meccanismo psicologico secondo cui le persone con un’istruzione e reddito più elevati sono, tendenzialmente, più ottimiste nei confronti dei rischi per la salute che devono affrontare. 

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Anche se non abbiamo ancora evidenze scientifiche solide, è plausibile che il modo in cui percepiamo e valutiamo il nostro stile di vita sia ciò che ci permette di trasformare un buon proposito, che può emergere a seguito di una diagnosi di cancro al seno, in un effettivo cambiamento del nostro comportamento verso stili di vita più sani e attivi. Se siamo convinti di mangiare bene e sano, anche quando così non è, che l’attività fisica non sia poi così importante per la nostra salute e che fumare una o due sigarette al giorno non abbia nessun effetto deleterio, come potremo mai sviluppare un atteggiamento favorevole al cambiamento? Dal  momento in cui sembra esserci una tendenza a sopravvalutare le proprie abitudini, un primo passo da fare potrebbe essere mettersi in discussione e valutare attentamente ed in modo critico i propri comportamenti. Nel fare ciò, sarebbe opportuno chiedere il supporto di professionisti del settore, i quali possono facilitare un’analisi attenta dello stile di vita, mettendo a disposizione le proprie conoscenze sui comportamenti migliori da mettere in atto in relazione ad una data  condizione di salute. A tal riguardo, interventi mirati ad educare, informare e sensibilizzare i pazienti oncologici, come consulenze gratuite private, individuali o di gruppo, e la predisposizione di materiale informativo all’interno di ospedali e centri oncologici, potrebbero rappresentare un valido aiuto. Tuttavia, bisognerebbe porre maggiore attenzione sul concetto di  autopercezione, non dando per scontato che le persone siano in grado di valutarsi in maniera oggettiva,  a prescindere dalla presenza  o meno di una condizione patologica.       

Questo è il motivo per cui l’associazione di promozione sociale NEMO – Allenamento e Cancro prevede consulenze gratuite con esperti in esercizio fisico, nutrizione, psiconcologia e tanti altri ambiti relativi a sfere fondamentali per la salute e il benessere dell’individuo. Oltre a ciò, NEMO fornisce guide e materiale informativo, cartaceo e digitale, per informare gli associati sulle strategie migliori per cambiare la propria vita. Sulla malattia in sé possiamo fare ben poco, ma possiamo creare le basi affinché il nostro organismo sia in grado di combatterla nel migliore dei modi. Il cambiamento parte da noi stessi e dalla nostra autopercezione.   

Antonio De Fano © 

Specialista dell’esercizio fisico
Esperto in Exercise & Cognition


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