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Nell’articolo pubblicato settimana scorsa ho parlato di accettazione e consapevolezza, affermando che solo nel momento in cui ho preso coscienza di ciò che era accaduto, di ciò che la paura stava generando in me (paralisi emotiva e fisica) senza più cercare rifugio in un passato che non potevo più riavere, o in un futuro che non potevo prevedere, sono riuscita a trovare la forza per risalire dal baratro in cui mi ero lasciata scivolare.

Ma cosa vuol dire accettare e acquisire consapevolezza?

Ho accettato ciò che era accaduto: l’invalidità, ma soprattutto ho accettato che la mia vita non sarebbe più stata quella di prima. Ho fatto pace con la rabbia, la tristezza, la delusione, la sofferenza, diventandone consapevole, non solo della loro presenza, ma soprattutto dei loro effetti sui miei pensieri e comportamenti.

Ho intuitivamente capito che è molto più semplice agire se abbiamo una reale e oggettiva visione di come stanno le cose. Non mi sono rassegnata ne ho cominciato ad avere un atteggiamento passivo ma ho accettato che seppur non possiamo cambiare gli eventi, abbiamo il grande potere di modificare la nostra visione degli stessi.

Cercando di forzare le situazioni, pretendendo che siano come vorremmo che fossero, sprechiamo inutilmente energie e generiamo ulteriori tensioni.

 

Come afferma Jon Kabat-Zinn, “affrontare le difficoltà della vita con metodi che conducano a soluzioni efficaci e ad uno stato di armonia interiore è un’arte. Un elemento di quest’arte consiste nell’orientare la nostra vita in modo tale da servirci della pressione generata dal problema stesso, per attraversarlo, proprio come un navigatore orienta la vela per utilizzare la pressione del vento”.

Bisogna imparare a padroneggiare le situazioni per fronteggiare lo stress, e lo possiamo fare non cercando di controllare tutti gli eventi, cosa peraltro impossibile, ma modificando la nostra visione rispetto le circostanze della vita. Le convinzioni che abbiamo su noi stessi, la nostra visione del mondo, influiscono su ciò che pensiamo possibile.

Se ci sentiamo minacciati, inermi nei confronti delle situazioni o se pensiamo che le stesse siano immodificabili, ci lasceremo sopraffare dall’ansia, dal panico, se invece crediamo che gli eventi siano transitori e che noi abbiamo la capacità d’influire sulle circostanze della nostra vita, sarà più facile trovare le energie per farlo.

Dopotutto le situazioni stressanti si susseguono continuamente perchè nuovi avvenimenti accadono e richiedono, da parte nostra, continue strategie di adattamento, dei nostri pensieri e dei nostri comportamenti.

 

Martin Seligman, fondatore della Psicologia Positiva, afferma che non è il potenziale stressore in sè, quanto il modo in cui lo percepiamo e lo affrontiamo, che fa sì che esso sia causa di stress o meno.

Praticare la nostra consapevolezza ci permette di rimanere centrati sul qui e ora, permettendoci di focalizzare la nostra energia senza sprecarla reagendo in maniera automatica ed inconscia agli eventi esterni e alle nostre esperienze interne.

In questi giorni in cui il tempo sembra essere dilatato, a causa, della sospensione della gran parte delle nostre attività consuete, possiamo permetterci di dedicare più tempo a noi stessi, ad ascoltare il nostro corpo, i messaggi che ci sta lanciando, tensioni muscolari, irrequietezza, piccoli fastidi, e imparare a praticare la consapevolezza.

Meditazione, yoga, camminare, sono solo alcune delle azioni che ci permettono di entrare in contatto con il nostro corpo, le nostre sensazioni, prestando attenzione a noi stessi e lasciando fluire i pensieri. Ma esiste un metodo per così dire più immediato, alla portata di tutti e che può essere adottato ovunque ci si trovi, ed è ascoltare il nostro respiro.

Portare l’attenzione all’aria che entra ed esce dalle nostre narici, o ancor meglio, appoggiare il palmo della mano sulla nostra pancia e sentirla sollevarsi ad ogni respiro e svuotarsi con l’espirazione, ci riporta in uno stato di calma e tranquillità.

Calma e tranquillità sono strumenti che ci permettono di affrontare qualsiasi situazione, con chiarezza, e ci danno la possibilità di scovare in noi potenzialità e forze per poter continuare a navigare nella tempesta della nostra vita.

Come dice Swami Satchitananda “se non potete arginare le onde, imparate il surf”.

 

 

Sabrina Schillaci,

triathleta e coach professionista

 

Pillole di coaching – Sabrina Schillaci

 

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Una risposta.

  1. Mariagrazia ha detto:

    Che bello leggere qualcosa che ti appartiene,non è facile ma per me lo sport e di conseguenza la risposta del mio corpo,rafforza l idea che si può convivere…anche se a fatica,col cancro e non solo con lui,ma con tutti quegli eventi che stravolgono la vita….. Grazie

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