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Utilizziamo spesso il termine benessere e a volte anche con un’accezione quasi negativa come se il fatto di occuparsene rappresentasse un tributo, egoistico, al nostro individualismo e all’esasperazione edonistica della nostra persona.

Gli attribuiamo questa connotazione negativa per due motivi:

  • il primo perchè siamo influenzati dalla società attuale che rivolta prevalentemente al singolo, esalta il sè che decide, sceglie e acquista. Una visione che da un lato esaspera l’individualismo e dall’altra rivela un declino progressivo del senso di comunità, un aumento di sfiducia nei confronti dei valori della famiglia, della nazione, della religione. Non a caso si parla molto dell’avere, del possedere e poco dell’essere;
  • il secondo perchè non conosciamo appieno il significato della parola benessere e ci lasciamo trarre in inganno.

Mai come ora, risulta evidente quanto siamo troppo concentrati su noi stessi, su ciò che riguarda solo” il noi”, inariditi nei confronti del senso della vita che crediamo sia circoscritta al nostro piccolo orticello. Ci preoccupiamo che sia verde e rigoglioso, dedicato unicamente al nostro piacere, ai nostri bisogni, senza considerare che così facendo ci stiamo privando di una grande ricchezza: l’altruismo.

Fare qualcosa per la società, impegnarsi nel sociale, fare beneficenza rappresentano infatti anche un vantaggio personale. Viene meno quel senso di vuoto che accompagna l’individualismo estremo, ci fornisce la possibilità di attribuire un senso alla nostra vita, e di trovare uno scopo.

Anthony Robbins lo definisce: “bisogno di contributo” come il coronamento di una vita soddisfacente che si ottiene dando agli altri, contribuendo a migliorare la vita degli altri. Dopo aver corrisposto ai nostri bisogni primari, esistenziali, (di cui ho parlato in un precedente articolo), si deve andare oltre, superando i nostri limiti e problemi per spendersi per una causa più grande.

Recuperiamo quindi il significato di benessere.

Da Wikipedia: Il benessere (da benessere = “stare bene” o “esistere bene“) è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano, e caratterizza la qualità della vita di ogni singola persona all’interno di una comunità di persone (società). Il benessere consiste quindi nel miglior equilibrio possibile tra il piano biologico, il piano psichico ed il piano sociale dell’individuo; la condizione di benessere è di natura dinamica.

Contribuire a migliorare la vita degli altri ci aiuta ad instaurare rapporti soddisfacenti, ad accrescere la nostra autostima e a sentirci parte di qualcosa di più grande.

Riscopriamo così parole come condivisione, altruismo, generosità e gratitudine che secondo Martin E.P. Seligman influiscono sul nostro benessere psicologico che non può esimersi dal rapporto con gli altri.

Il benessere psicologico viene definito, dallo psicologo, come un costrutto formato da più elementi misurabili, che contribuiscono, nella totalità, al raggiungimento dello stesso.

I cinque elementi sono:

  • Emozioni positive,
  • Coinvolgimento,
  • Relazioni positive,
  • Significato,
  • Realizzazione.

Il primo elemento è l’emozione positiva. Provare emozioni positive accresce il nostro benessere, la nostra soddisfazione nei confronti della vita. Vi ricordate l’ottimismo?

Il coinvolgimento è quello stato di flusso che proviamo quando siamo talmente presi e coinvolti dall’attività che stiamo perseguendo da non accorgerci del tempo che scorre. Stato favorito dall’utilizzo delle nostre potenzialità.

Le relazioni positive sono determinanti per il nostro benessere. Rappresentano l’antidoto per i momenti difficili della vita. Sono le occasioni per far del bene, per la generosità e la gentilezza. Compiere un atto di gentilezza produce un aumento istantaneo di benessere. Ci fa sentire in pace con noi stessi e utili per il benessere altrui.

Il significato è attribuire un senso alla nostra vita, seguire un ideale, avere uno scopo intrinsecamente legato al bene del prossimo. Ultimamente si dice cercare la propria vocazione che non corrisponde a qualcosa di magico ma è il beneficio che le tue azioni apportano alla vita degli altri.  Il significato non è lo scopo immediato di un’azione, ma il sentirsi parte di qualcosa che consideriamo più grande di noi stessi e che va oltre noi stessi.

La realizzazione cioè condurre una vita soddisfacente, piena, utilizzando le proprie capacità e potenzialità in linea con i propri valori.

Quando vogliamo raggiungere il benessere ampliamo la nostra visione, non soffermiamoci solo sull’aspetto del sentirsi bene con noi stessi, è fondamentale certo, ma va oltre: è avere un significato, uno scopo, buone relazioni, sentirsi realizzati.

Benessere non vuol dire: vivere senza problemi o senza affrontare difficoltà, ma lavorare sulla propria crescita personale fino a trovare ciò che può dare un senso alla nostra vita. Quel senso che ci permette di sentirci realizzati, di lavorare senza sosta, di metterci passione, impegno, grinta, che ci fa alzare al mattino, entusiasti, sapendo che stiamo contribuendo a migliorare anche la vita degli altri.

Sabrina Schillaci,

triathleta e coach professionista

 

Pillole di coaching – Sabrina Schillaci

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