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Non so quale sia la chiave del successo, ma la chiave del fallimento è cercare di piacere a tutti” -Bill Cosby

Quante volte ci è capitato di rimanerci male? Di scoprire che un nostro post non ha ricevuto i consensi che credevamo (per rimanere in un argomento noto a tutti) chiederci che cosa non va in noi e per quale motivo gli altri non ci hanno apprezzato?

Facciamocene una ragione, è impossibile piacere a tutti e cercare di farlo rappresenta un inutile, quanto vano, spreco di tempo ed energie che invece potremmo utilizzare per la nostra crescita personale.

Il bisogno di continue conferme o la ricerca smodata di approvazione sono il sintomo di chi non riesce ad apprezzare pienamente se stesso, se non negli occhi e nei pareri degli altri, con il risultato di rimanere in balia del numero dei like che si riceve.

La diffusione dei social da un lato esaspera questa dipendenza, dall’altro invece costituisce un porto sicuro, un mondo illusorio, abitato da innumerevoli amici virtuali, dove chi ha poca fiducia in se stesso, può rifugiarsi e trarne sicurezza.

Si conosce la teoria dei bisogni di Maslow, ma ancor prima di lui, l’antico filosofo greco Aristotele aveva affermato che… l’uomo è un animale sociale, ovvero tende per sua natura ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società. Le motivazioni di questa “spinta” sociale che ha caratterizzato la storia umana da millenni sono da ricercarsi nel nostro processo evolutivo.

Abram Maslow con la sua gerarchia dei bisogni, ha evidenziato che dopo il soddisfacimento dei bisogni primari quali il cibo, l’acqua, i vestiti, ecc cominciamo a preoccuparci di soddisfare i bisogni sociali, cioè quelli legati al bisogno di appartenere ad un gruppo, familiare, di amici, sportivo che sia. Segue poi la ricerca di soddisfacimento del nostro bisogno di stima da parte degli altri, che può spingerci, a metterci in mostra, in competizione, per poter essere riconosciuti dagli altri come persone di valore.

Il livello successivo corrisponde al bisogno di autorealizzazione. Avendo già acquisito fiducia nelle nostre capacità e stima in noi stessi non sentiamo più l’esigenza di rifletterci negli occhi degli altri. Siamo consapevoli del nostro valore come persone e tendiamo a ricercare il nostro scopo nella vita.

Rimanere ancorati al bisogno di appartenenza, alla ricerca di conferme, denota una mancanza di sicurezza, un senso d’inadeguatezza,  e il timore di essere criticati e giudicati per le nostre azioni o pensieri. Costringendoci così ad agire come gli altri si aspettano da noi e se ciò non risulta possibile cominciamo a giustificarci nella speranza, vana, di risultare inattaccabili o vittime delle circostanze.

Oppure può essere espressione di un eccesso di narcisismo che ci spinge a voler essere il più ammirato, il più conteso e se ciò non accade cominciamo a soffrirne e spesso e volentieri cadiamo nel vortice del perfezionismo.

Vogliamo primeggiare, evitando progetti nei quali il rischio di fallimento è elevato, cercando così di preservarci dal rischio di disapprovazione con il risultato di perdere la nostra autenticità e naturalezza. Se divento il migliore nessuno potrà più giudicarmi, pensiamo. Ok, ma il migliore confronto a chi? Ci sarà sempre qualcuno più bravo di noi.

E poi pensare che non ci sia più nessuno che abbia da dissentire su ciò che facciamo è pura utopia, ci sono persone che trascorrono il proprio tempo criticando, giudicando. La diffusione dei social ha favorito anche la nascita, e la crescita, dei cosiddetti leoni da tastiera che trascorrono il proprio tempo a criticare solo per il gusto di farlo.

Dare delle spiegazioni o motivare un’azione è normale e rende i rapporti con gli altri maturi e ricchi di scambio. Ma un conto è giustificarsi e l’altro è spiegare, sono due modi completamente diversi.  Nel primo caso si cerca solo di dire e fare solo ciò che può piacere a un altro o altre persone (come da bambini quando si cerca di farsi perdonare per un’azione sbagliata), nel secondo caso, si motiva una propria scelta o una propria azione, con il risultato di apparire sicuri di sé e delle proprie scelte.

“Quanto più ti piacciono le tue decisioni, meno necessiterai che piacciano agli altri” –Jennifer Delgado Suarez

Quanto più ci accettiamo, crediamo in noi stessi e nelle nostre capacità, tanto meno avremo bisogno di cercare conferme da parte degli altri. Essere convinti delle nostre scelte, dei nostri comportamenti, del nostro valore come persona e non per quello che abbiamo fatto, accettare le nostre debolezze e vedere i nostri fallimenti come possibilità di crescita e non come una sconfitta, diventare consapevoli dei nostri punti di forza, tutto questo ci porterà a far crescere la nostra consapevolezza, il nostro IO che dipenderà sempre meno dalle opinioni altrui.

L’autostima è il giudizio che noi diamo a noi stessi e non dipende da ciò che pensano gli altri.

Cominciamo ad ammirarci, ad apprezzare ciò che siamo e facciamo ma soprattutto ad esserne grati, una parola sempre più in disuso e anche un po’ fuori moda, ma cominciare a ringraziare per ciò che siamo e per ciò che abbiamo, rappresenta un primo passo per allontanarci dalla dipendenza degli altri.

Sabrina Schillaci,

triathleta e coach professionista

 

Pillole di coaching – Sabrina Schillaci

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