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Perchè tendiamo a rimandare?

Quante volte ci capita di sederci alla nostra scrivania, guardare con ansia e anche un pò di frustrazione, la pigna di carte che aspettano di essere sistemate, e decidere di rimandare il compito al giorno successivo. Oggi abbiamo troppe cose da fare per pensarci e poi, dobbiamo assolutamente informarci su quella nuova scarpa da corsa, leggere le prestazioni del nuovo modello di orologio sportivo, ecc ecc, qualsiasi cosa pur di non mettere ordine a quella pigna.

A trovare alibi siamo formidabili, ricchi di creatività e poi c’è quel cellulare che si illumina continuamente, quasi ad ipnotizzarci e che rende indispensabile la lettura delle notifiche. Metti che c’è qualche stories importante e noi, non ne siamo al corrente.

Così, tra compiti diventati urgenti perchè rimandati da tempo, mail che aspettano una risposta da settimane, e quelle carte che aumentano di volume, aumenta il nostro stress e la delusione nei nostri confronti. Abbiamo perso un sacco di tempo per cose di poca importanza quando, invece, avevamo mansioni importanti da portare a termine.

Tutto questo si chiama procrastinare.

In psicologia si definisce procrastinazione quel comportamento atto a ritardare, volutamente, il compimento di un’azione nonostante prevedibili conseguenze future per rispondere ad una gratificazione immediata.

E’ un comportamento che decidiamo di adottare. Rimandare compiti considerati spiacevoli per distrarci con attività piacevoli ma non efficaci per il raggiungimento del nostro obiettivo. Sia esso lavorativo, di salute, personale.

La stessa cosa capita quando continuiamo a rimandare quella dieta che dovevamo cominciare, lo scorso lunedì, perchè il martedì c’era la cena con gli amici, il mercoledì il compleanno di tuo fratello e così via, fino a che arriva il giorno che fai fatica ad allacciare i tuoi jeans e ti rendi conto che sono settimane che procrastini.

Procrastinare, ahimè, fa parte della natura umana. Capita a tutti quanti di farlo. Tutti abbiamo dei compiti spiacevoli che non riusciamo a portare a termine, con tutte le conseguenze del caso. A me è capitato all’università con quegli esami di matematica che proprio non mi andavano giù e aprire il libro mi costava così tanta fatica che preferivo fare altro, trovandomi poi qualche giorno prima dell’esame a dover recuperare trascorrendo le notti sui libri.

A lungo andare, però, il procrastinare può comportare seri problemi come:

  • Difficoltà nel realizzare i propri progetti
  • Peggioramento rapporti interpersonali
  • Riduzione autostima e sensazione autoefficacia
  • Riduzione stima da parte di altri
  • Problematiche lavorative, economiche e salute

Cedere alla soddisfazione di una gratificazione immediata, invece di portare a termine un obiettivo, in vista di una gratificazione futura, è quasi sempre controproducente. Forza di volontà, autodisciplina, determinazione sono capacità che dobbiamo costantemente allenare per far sì che possano rimanere attive e continuando a procrastinare le impigriamo.

Ma perchè lo facciamo?

La natura umana, generalmente, adotta dei comportamenti per ricercare il piacere o per fuggire da qualcosa che provoca dolore, quando decidiamo di procrastinare lo facciamo per fuggire da un compito che non ci piace perchè attirati da qualcosa di più piacevole.

Perchè nonostante le nostre buone intenzioni non riusciamo a mantenere fede ai nostri propositi?

  • Forse perchè siamo stressati, oberati d’impegni e aggiungerne un altro sarebbe troppo. In questo caso è d’obbligo fermarsi un attimo e stilare una lista delle cose urgenti e indispensabili da fare.
  • Oppure manca la motivazione. Il compito non ci piace, non c’interessa, non lo abbiamo scelto noi. In questo caso dobbiamo cercare di associare qualcosa di piacevole per riuscire a portarlo a termine.
  • Abbiamo paura di fallire, di metterci alla prova e di scoprire di non essere all’altezza. Paura e procrastinazione vanno spesso a braccetto. Che si tratti di cercare un nuovo lavoro, conoscere persone nuove, o avviare delle attività importanti, quando si è spaventati si troveranno sempre decine di scuse plausibili per rimandare ciò che si vorrebbe o si dovrebbe fare.
  • Oppure siamo dei perfezionisti e piuttosto che non svolgere il compito in maniera perfetta, preferiamo non farlo. In questo caso dobbiamo iniziare e poi aggiustare il tiro strada facendo.
  • Ma può anche essere che ci sentiamo intimoriti dal successo: perchè pensiamo di non meritarcelo e ci sentiamo in colpa, oppure perchè temiamo che gli altri, poi, si aspettino da noi sempre delle prestazioni di alto livello e ciò ci provoca stress ed ansia.

Una volta che abbiamo individuato una o più ragioni del nostro rimandare. Non so voi, ma a me è capitato di provarle tutte, dobbiamo imparare a mettere fine a questa cattiva abitudine.

Io ho agito così:

  • Mi sono obbligata ad iniziare il compito considerato spiacevole. Il primo passo è stato faticoso ma poi si va d’inerzia e si continua. Inoltre ci si sente immediatamente orgogliosi per essere riusciti a contrastare il desiderio di rimandare.
  • Ho cominciato a formulare obiettivi ben confezionati, che rispondessero all’acronimo SMART, per poi stilare un piano d’azione e una scaletta da seguire. Ogni azione o compito portato a termine è stato evidenziato con un colore sgargiante così da farmi sentire capace.
  • Ho coinvolto, in alcuni casi, amici o parenti, prendendo un impegno ufficiale con loro.
  • Ho suddiviso il compito in tante micro azioni, talmente facili e veloci da eseguire, da non riuscire a trovare scuse plausibili per non farlo.

Insomma, ancora una volta  mi sento di affermare che, se vogliamo riuscire a vincere la nostra mente, dobbiamo imparare ad agire di astuzia e trasformarla in un’alleata, perchè averla come rivale varrebbe a dire sconfitta certa.

 

 

Sabrina Schillaci,

triathleta e coach professionista

Pillole di coaching – Sabrina Schillaci

 

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